BBC TopGear Italia
BBC TopGear Italia
News

Le migliori auto di Bond di sempre

È tempo di risolvere la questione Bond cars. Sei auto, una per ogni epoca di Bond, e una sola vincitrice. Segui con attenzione, 007

Testo Jason Barlow - Foto Mark Riccioni e John Wycherley
Pubblicato il: 08 set 2021

"James Bond è un utensile affilato utilizzato da un dipartimento del governo” disse il suo creatore Ian Fleming. “Egli è riservato, ostico, spietato, sardonico, fantastico. Gli piace il gioco d’azzardo, il golf e ama le auto veloci”. I tratti caratteriali del personaggio di Fleming possono essere osservati, e liberamente interpretati, attraverso 24 film in cui la spia più famosa del mondo è comparsa negli ultimi 58 anni. Ora il 25° capitolo della saga è alle porte. “No time to die” sta per arrivare nelle sale, consentendo a Daniel Craig di interpretare ancora una volta 007, mentre la crew di stuntmen e i coreografi reinterpretano ancora una volta l’essenza del classico inseguimento in auto. Apparentemente, “No time to die” ci mostra il Bond più brutale mai apparso in un film, il che ci fa pensare. Sei attori hanno interpretato 007 sul grande schermo, e tutti hanno avuto belle auto come co-protagoniste. Infatti, per molti di noi, vedere un film di Bond si è rivelato formativo per la nostra passione. Schiere di fan di 007 in tutto il mondo dibattono continuamente su chi sia il migliore Bond: ma quale Bond ha avuto l’auto migliore? Scegliendone una per attore, Top Gear ha radunato insieme, nello stesso lasso spazio-temporale, i veicoli chiave per conoscere la loro storia e condurre un test quasi scientifico ma molto soggettivo: ora, non vi resta che leggere attentamente.

Aston Martin DB5 - Sean Connery

Aston Martin DB5

Armi segrete10/10 | Velocità 6/10 | Potenza 9/10 | Drifting 8/10 |Acrobazie 6/10 | Iconicità 10/10 | Totale: 49

Quando i produttori fecero il casting per il primo film di James Bond, approcciarono Cary Grant e James Mason, i quali non si dimostrarono, a torto, molto entusiasti della proposta. Albert Broccoli, il produttore di tutti i film, disse all’epoca: “Per essere onesto, tutti gli attori britannici che abbiamo interpellato,p er quanto bravi, mancavano di quella certa mascolinità di cui Bond aveva bisogno. Per dirla volgarmente, Sean era l’unico che aveva le palle per affrontare la parte”. Nonostante i primi due film fecero centro al botteghino, fu con “Goldfinger” (1964) che la produzione fece il botto, e Sean Connery divenne una superstar. Goldfinger raccoglie tutti gli elementi che rendono grande un film di Bond: il cattivo, le location, una splendida donna coprotagonista e, ovviamente, l’auto. La Aston Martin DB5 è la prima auto di Bond, nonché quella che ci ha fatto conoscere le sue armi segrete: mitragliatrici, rostri taglia gomme, paraurti-ariete e, naturalmente, il sedile eiettabile.

I libri di Fleming parlano di un Bond che si muove in Bentley, ma la connessione con la Aston ha fatto sì che quest’ultima guadagnasse l’interesse dello sceneggiatore, quel genio, e amante delle auto, che fu Ken Adam: “Feci uno schizzo della vettura, discutendone con John Stears (supervisore agli effetti speciali): avevo una Jaguar, che veniva continuamente ammaccata da chi parcheggiava senza cura. Pensare a una Aston Martin con mitragliatrici nel bagagliaio fu una rivincita sulle frustrazioni di quel tempo. Sono un appassionato d’auto quindi, per me, le armi e gli espedienti della DB5 erano un sogno che si avverava”. In principio, la casa di Gaydon fu poco interessata alla collaborazione, nonostante avesse da poco lanciato la DB5, la sua sei cilindri in linea da 4 litri e 282 CV, con il design affinato di Federico Formenti. Il general manager Steve Heggie, dibattuto, fece quello che si sentì di fare: due auto, una delle quali il prototipo originale della DB5, vennero consegnate alla produzione e, nel giro di sei settimane, trasformate da un gruppo di maghi degli effetti speciali, con l’ausilio della pneumatica, dell’idraulica e delle bombole di acetilene e ossigeno per far funzionare di tutto, ma non tutto: un membro del team fu infatti costretto a chiudersi nel bagagliaio per azionare lo schermo antiproiettile. “Quando dissi agli altri membri del team delle mie intenzioni, pensarono che fossi uscito di senno” racconta Stears. Con un’auto così approntata per le esigenze di copione, guidare la DB5 richiede un certo rituale: questa è sicuramente più una GT che un’auto sportiva. Se il look è la sua carta vincente, il suono degli scarichi non può che fargli compagnia. Ovviamente è tutto relativo: senti ogni milione di dollari che vale una DB5 restaurata, accovacciato nei suoi sedili in pelle, spiazzato per l’ergonomia eccentrica mentre ti rimiri nel piccolo specchietto retrovisore, piazzato a metà del passaruota. Le riprese del famoso inseguimento notturno cominciarono il 9 marzo 1964 a Black Park, 500 ettari di bosco nei pressi di Pinewood, spacciando la location per la sede del quartier generale svizzero di Goldfinger. L’ultima scena che Connery girò per il film fu la morte di Tilly Masterson, nello stesso bosco, il 21 di luglio. Le ultime scene del film vennero registrate il 12 agosto, lo stesso giorno in cui Ian Fleming morì: la sua “creatura”stava spiccando il volo.

Aston Martin DBS -  George Lazenbyin

Aston Martin DBS

Armi segrete 4/10 | Velocità 6/10 |Potenza 7/10 | Drifting 6/10 | Acrobazie 4/10 | Iconicità 6/10 | Totale: 33

Un grande fan di "Al servizio segreto di Sua Maestà" è il regista Christopher Nolan: “Ciò che mi piace del film è l’incredibile equilibrio tra azione, romanticismo, dramma ed emozioni. Di tutti i film di Bond è sicuramente il più avvincente”. Chissà quali sentimenti provò George Lazenby in quei giorni: un modello australiano, capitato per caso in un casting per scoprire che, più avanti, avrebbe interpretato uno dei ruoli più ambiti del cinema; in seguito si allontanò dall’ambiente facendosi crescere barba e capelli, ma riconoscere Bond all’epoca di Easy Rider era veramente irrilevante. Riconobbe di aver sbagliato, bruciando una promettente carriera. La verità è che sia l’attore che il film riscossero un discreto successo, come la scena di apertura, dove lo vediamo al volante della Aston Martin DBS inseguire Tracy di Vincenzo (futura signora Bond) su una spiaggia portoghese. In un periodo in cui era difficile tenere il passo di un mercato in continuo movimento, David Brown, proprietario del marchio, ipotizzava di sostituire la DB6. La Carrozzeria Touring di Milano venne incaricata di disegnarne l’erede e, nel 1966, due concept car vennero esposte ai saloni di Parigi, Londra e Torino. L’affinamento stilistico della famosa calandra Aston è evidente, così come il disegno del padiglione che ricorda vagamente quello della Ferrari 275 GTB. Poi, alla fine del 1966, la Carrozzeria Touring fallì, e Aston Martin assoldò William Towns (proveniente dalla Rover) il quale disegnò la DBS in meno di un anno. La Aston Martin aveva programmato di presentare il nuovo motore V8 ma il suo sviluppo era in ritardo e la DBS debuttò al Blenheim Palace, nel settembre del 1967, equipaggiata con lo stesso sei cilindri in linea da 4 litri della DB6. Ma il motore montato più arretrato nel telaio, e le sospensioni indipendenti, migliorarono decisamente il comportamento della vettura. Guidare una DBS dopo oltre cinquant’anni  riporta ai tempi di quando la tenuta di strada era più importante della maneggevolezza. Questo è ciò che pensi quando affronti una curva, pelando l’enorme pedale del gas, scalando una marcia, girando l’enorme volante a tre razze cercando di portarla al limite. Il design della DBS denuncia un’influenza di stile decisamente americana più che gli stilemi italiani della sua progenitrice, ed è questo il suo punto di forza. La comodità compensava in parte la propensione al rollio e gli interruttori futuristici sul cruscotto erano una modernità che gli altri non avevano ancora. Risulta difficile immaginare un solo momento in cui non ci si diverte a guidare una DBS.

Lotus Esprit - Roger Moore

Lotus Esprit

Armi segrete 10/10 | Velocità 7/10 | Potenza 7/10 | Drifting 8/10 | Acrobazie 8/10 | Iconicità 8/10 | Totale: 48

Top Gear
Italia Newsletter

Ricevi tutte le ultime notizie, recensioni ed esclusive direttamente nella tua casella di posta.

I film di Bond rispecchiano epoche non solo quelle geopolitiche in svolgimento durante la produzione, ma anche quella in cui ci si approcciava per la prima volta ai film di 007. Se eri un ragazzino negli Anni 70, il tuo mito poteva essere solo Roger Moore con la sua Lotus Esprit. Elon Musk è un fan, al punto tale da aver sborsato quasi un milione di dollari per una delle auto del film, finita all’asta nel 2013. Quando, durante un’assemblea degli azionisti, venne chiesto al patron di Tesla se avesse già pensato a un’auto acquatica, lui rispose che avevano già un progetto per un’auto subacquea, come quella del film “La spia che mi amava”: onestamente, come non volergli bene? Giorgetto Giugiaro la disegnò, Colin Chapman la costruì e James Bond la trasformò in un sottomarino. La Esprit finì nel film solo grazie all’abilità di Don McLauchlan, l’allora addetto Lotus alle PR, il qualep archeggiò un prototipo fuori dall’ufficio di produzione di Bond ai Pinewood Studios nel 1976, convinto di attirare l’interesse dei produttori. Funzionò, e l’accordo venne siglato con una stretta di mano. Lotus avrebbe fornito due auto, sette carrozzerie, ricambi vari e la consulenza del collaudatore ufficiale Roger Becker. McLauchlan stimò i costi totali dell’operazione, al cambio attuale, in circa 110 mila euro: un vero affare.

La Perry Oceanographic venne ingaggiata per creare la Esprit subacquea, la quale utilizzava quattro propulsori per i movimenti sott’acqua, azionati da un gruppo di batterie alloggiate in un contenitore stagno. Immersione ed emersione venivano effettuate tramite l’utilizzo di zavorra e il profilo a cuneo della Lotus veniva stabilizzato da un sistema articolato di timoni. L’interno conteneva il necessario per consentire all’operatore sub, un ex Navy SEAL di nome Don Griffin, di controllare l’auto: steso sul pianale, in muta, boccaglio e bombole. Guidare una Esprit non acquatica è comunque una rivelazione. Chapman, probabilmente, portò all’estremo il concetto di “semplificare e alleggerire” ma, seppur con un 4 cilindri di due litri e soli 160 cavalli alle spalle, questo è un modello dalle dinamiche molto reattive. Lo sterzo e la guida sono sublimi, la facilità con cui cambia direzione stupisce. E va anche veloce, suonando piena e corposa come non ho mai sentito fare a nessun altro 4 cilindri. La gente si lamenta delle maniglie e della mediocrità delle finiture di altre auto ma, una volta che ci si accomoda, gli interni anni ‘70 e la strumentazione avvolgente della Esprit ti conquistano: un’auto fonte d’ispirazione e decisamente avanti per i suoi tempi.

Aston Martin V8 - Timothy Dalton

Aston Martin V8

Armi segrete 8/10 | Velocità 6/10 | Potenza 7/10 | Drifting 6/10 | Acrobazie 7/10 | Iconicità 7/10 | Totale: 41

Bond dovette "svegliarsi" negli Anni 80, perché il sesso libero e un certo tipo di humor che caratterizzava quel Roger Moore erano diventati desueti. Il nuovo interprete, Timothy Dalton, aggiunse al ruolo un aplomb più serioso: “Innanzi tutto volevo renderlo più umano. Bond non è un superuomo, non puoi immedesimarti in lui, ma di lui volevo catturare una certa, occasionale, vulnerabilità, oltre allo spirito di Ian Fleming”. La Aston Martin V8 (motore a iniezione da 310 CV) guidata da Dalton mette in relazione questo 15° film di Bond con la DB5 che appare nel terzo episodio della saga, garantendo al contempo la solennità di 007 che Dalton interpreta egregiamente. Detto questo, la V8 (questo il vero nome, non Vantage come molti pensano) nasconde dei laser nei mozzi delle ruote, i rostri taglia gomme, un motore jet dietro la targa posteriore e l’opzione per l’autodistruzione. Nonostante ciò, nel film, Bond e Kara (Maryam d’Abo) abbandonano l’auto fuggendo nella custodia di un contrabbasso.

La verità è che, nel 1987, la V8 sembrava un dinosauro, una costante ed eterna evoluzione delle DB di fine anni ‘60. L’allora carismatico salvatore e aviatore Victor Gauntlett si spese allo spasimo per tenere “accesala luce” dell’azienda, prestando la sua V8 personale alla produzione per le esigenze di copione. Ma, trasformare una cabrio in un coupé non è cosa semplice, così la produzione recuperò altre tre vetture, portando a sette il numero degli esemplari disponibili. John Richardson, supervisore agli effetti speciali, ricorda: “Se non si avevano fondi illimitati, il che capitava di rado, le auto dovevano essere custodite e trattate con cura, visti gli stress a cui erano sottoposte”. Poche auto raggiungono il massimo della loro grandezza quando sono a fine vita e la V8 è una di queste. Sì, appare superata per gli standard odierni, con un allestimento non all’altezza, l’impianto elettrico cablato a caso, apparentemente, nell’abitacolo e così svogliata e pigra nella performance dinamica che verrebbe superata anche da una Fiesta ST. Però comprendi perché Cary Fukunaga, il regista del nuovo Bond, l’ha voluta in “No time to die”. L’interpretazione di Daniel Craig si focalizza sugli aspetti del personaggio, addolcendosi in un ritratto più sfumato mentre si prepara a cedere il suo status di 007 e, in qualche modo, la V8 si addice a tutto questo.

BMW Z8 - Pierce Brosnam

BMW Z8

Armi segrete 7/10 | Velocità 6/10 | Potenza 7/10 | Drifting 6/10 | Acrobazie 6/10 | Iconicità 7/10 | Totale: 39

La presenza di BMW nelle produzioni di Bond è circoscritta alla poco promettente Z3 in “Goldeneye” e a una 750iL in “Il domani non muore mai”, prima di rifarsi con “Il mondo non basta” del 1999, quando 007mette le mani sulla Z8. Nel film, però, non vediamo di cosa sia realmente capace questa roadster da 394 CV. Invece, vediamo Bond guidarla in un campo petrolifero in Azerbaijan prima che un elicottero dotato di lame rotanti la faccia a pezzi. La sua latitanza dallo schermo fu dovuta al fatto che BMW non aveva ancora terminato lo sviluppo della vettura quando i produttori la scelsero, per cui riuscì a fornire solo un paio di esemplari di pre serie. Le altre utilizzate nel film vennero costruite ex novo dal team degli effetti speciali di Chris Corbould. Il motore era un V8 Chevrolet da 5,7 litri, il cambio,manuale a cinque marce, della Tremec e le sospensioni prese da una Jaguar. Nella sua ultima apparizione nel ruolo di Q, Desmond Llewelyn enuncia l’impressionante lista di accorgimenti di cui l’auto è dotata: blindatura in titanio, cruscotto futuristico, lanciamissili sulle fiancate con display del bersaglio integrato nel piantone dello sterzo e il comando a distanza, già utilizzato sulla 750iL.

All’inizio del 2000 presenziai al lancio della Z8 in California, e me ne innamorai. Ma non fu così per tutti: alcuni la ritenevano un’auto da passeggio, e il suo look vagamente ispirato alla BMW 507 lasciò altri indifferenti, visto che lo stile rétro di fine anni Novanta stava facendo il suo tempo. Il motore V8 aspirato da 4,9 litri (lo stesso montato sulla M5 E39) e il cambio manuale sono terribilmente “analogici” e, nonostante il peso (1.585 kg) e l’assenza di un differenziale autobloccante che compromette il suo comportamento al limite, è sempre emozionante guidarla. Nonostante gli interni siano ancora più rétro della carrozzeria, date un occhio agli strumenti sul tunnel centrale, la semplicità delle linee la fa apparire avveniristica, piuttosto che nostalgica. Forse è per questo che la Z8 è una delle auto più ricercate nel 2020, per cui potrebbero non bastare 150.000 euro di investimento per averne una.

Aston Martin DB10 - Daniel Craig

Aston Martin DB10

Armi segrete 7/10 | Velocità 9/10 | Potenza 7/10 | Drifting 9/10 | Acrobazie 8/10 | Iconicità 7/10 | Totale: 47

In "Spectre" Bond lavora parecchio. Questa volta 007 finisce su un’auto disegnata da zero: la DB10, ovviamente modificata da Q. Assegnata originariamente a 009, Bond la sottrae con un espediente per irrompere a un incontro tra i “cattivi del pianeta”, dando il via a un inseguimento tra le vie di Roma, usando persino un lanciafiamme, prima di parcheggiare l’Aston nel Tevere, dopo essersi lanciato col paracadute: un test ride davvero movimentato. Dieci DB10 vennero allestite per “Spectre”, tre come auto principali e le altre sette destinate alle scene acrobatiche, ognuna con il proprio assetto in base al ruolo previsto nella sequenza dell’inseguimento. Quella che vedete qui ha un suono intrigante, una linea filante, un roll-bar nell’abitacolo e un freno a mano idraulico che spunta dalla consolle centrale.

Sotto la carrozzeria, però, si cela una Vantage, la quale si muove con la stessa velocità della Vantage GT4 da corsa che vidi al Paul Ricard tempo fa, ma con meno aderenza. Sappiamo che quel modello non ebbe vita facile ma, comunque, era robusta e quasi indistruttibile. Marek Reichman, capo del centro stile Aston Martin, racconta come andò: “Volevamo fare quello che già facemmo con la DBS.  Avevamo le DB11 allineate davanti ai boss della produzione, perché non avevamo ancora lanciato la vettura. Stavo spiegando il filo conduttore con la DBS di “Casinò Royale” a Sam Mendes, regista, e a Barbara Broccoli, produttrice, la quale mi disse che Aston Martin produce sempre delle belle vetture però,la faccia di Sam non sembrava molto convinta: era chiaro che voleva qualcosa di molto particolare. Alla fine, mentre stavamo smobilitando, Sam notò uno schizzo sulla parete, un’auto dalle linee possenti, aggressiva e forse un po’ edonistica. I suoi occhi si illuminarono e la sua voce affermò che quella era l’auto che cercava. Gli dissi che un mezzo del genere non esisteva, bisognava costruirlo e non avevamo molto tempo a disposizione. Mi disse di provare. In capo a sei mesi, costruimmo dieci auto funzionanti. Sam voleva linee pulite, per questo motivo gli sfoghi dell’aria sul cofano sembrano fustellati e quasi invisibili.Gli dissi che la gente, vedendo quest’auto dalla linea estremamente fluida, avrebbe pensato a un mezzo elettrico o, tutt’al più, non funzionante. Ma Sam sapeva cosa voleva, qualcosa di vero, reale: è stato bello lavorare con lui”.

Le cinque migliori auto dei cattivi

01 - Rolls-Royce Phantom III - Goldfnger

La Rolls di Goldfinger non serviva solo al trasporto,ma anche per contrabbandare l’oro.

02 - Ford Mustang - Thunderball

Compare anche in Goldfinger, ma sta molto meglio nelle mani di Fiona Volpe in Thunderball.

Ford Mustang

03 - Mercedes 600 - Al servizio segreto di Sua Maestà

Ha un ruolo chiave nel film quando Irma Bunt, al servizio di Blofeld, uccide, in una scena straziante, la Signora Bond.

04 - Leyland Sherpa - La spia che mi amava

Squalo è uno dei più famosi cattivi della saga, ma è alquanto improbabile alla guida della Leyland Sherpa.

Leyland Sherpa

05 - Jaguar C-X75 - Spectre

Co-protagonista, del magnifico inseguimento attraverso Roma, è questa hypercar ibrida della Jaguar.