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Così una Porsche diventa una Porsche

Digitalizzazione e simulazione per accelerare i tempi e ottenere risultati sempre migliori

Adriano Tosi
Pubblicato il: 01 ago 2022

Le auto di oggi sono migliori di quelle di ieri: sono più veloci, efficienti, sicure, confortevoli, tengono meglio la strada e si rompono meno. No, non scappate. Anche noi, se dobbiamo scegliere tra una macchina “superiore” sotto ogni punto di vista ma incapace di trasmettere emozioni, e una inferiore dal punto di vista prestazionale e funzionale, ma emozionante, scegliamo la seconda. Tutta la vita. Però ci sono diversi fattori da prendere in considerazione: il primo è che l’evoluzione non si può fermare. Il secondo è che il nostro punto di vista, quello di appassionati di auto, è sempre più di nicchia e le Case automobilistiche vivono di grandi numeri, devono soddisfare il più alto numero possibile di clienti. Terzo elemento: non è vero che le auto moderne siano tutte noiose. Anzi. Persino le elettriche sanno emozionare, non tutte ovviamente, ma sfido chiunque a sostenere che la Porsche Taycan, per citarne una, non sia entusiasmante da guidare.

Unire gli opposti

A esser sinceri, la citazione non è stata casuale. La Taycan è la perfetta concretizzazione di qualcosa che, fino a non molti anni fa, era impossibile: offrire il comfort di un’ammiraglia, con la reattività tra le curve e la capacità di coinvolgere chi c’è al volante di una sportiva vera. Il raggiungimento di obiettivi opposti si raggiunge grazie a nuovi metodi di sviluppo, resi possibili ovviamente da tecnologie digitali avanzate. Tradizionalmente, gli ingegneri che sviluppano i telai raggiungono il mix desiderato di caratteristiche dopo milioni di km di test. Oggi tutto è reso più complicato dalle funzioni elettroniche di controllo, dagli ADAS e dalla connettività fra i vari sistemi elettronici presenti sul veicolo. 

Porsche come nasce un telaio

A complicare ulteriormente le cose ci si mette il fatto che "c'è sempre meno tempo per la validazione e la messa a punto", afferma Eva-Verena Ziegahn, Senior Manager Chassis Systems in Porsche Engineering. "Ecco perché i metodi di lavoro tradizionali, che implicano numerosi cicli di sviluppo, mostrano sempre più limiti in termini di tempo e costi". 

Il ruolo dell'automazione 

Come velocizzare dunque la delibera di un sistema sempre più articolato? Affidandosi a sofisticati metodi digitalizzati. Il primo è l'automazione di alcune tipologie di test, quelle dove la guida è più ripetitiva. In pista, i sistemi automatici prendono il controllo del veicolo. 

Porsche Taycan GTS prova in pista 4

Lo step successivo prevede che i collaudatori percorrano un determinato tratto di strada in modo che i sistemi possano registrare velocità, accelerazioni longitudinali e laterali, i dati GPS e tutto quello che potrà servire come punto di riferimento. Tutte queste informazioni costituiscono la base per i dispositivi automatici che effettueranno poi i collaudi, con capacità di guida crescenti, grazie anche all'uso dell'intelligenza artificiale. 

Il simulatore

Un’importanza crescente la sta assumendo, ormai da qualche anno, il simulatore. Sì perché i collaudi, siano essi effettuati da esseri umani o da robot, costano parecchio in termini sia economici sia di tempo, senza contare che nella fase sperimentale sono pochi i veicoli disponibili. Ecco dunque il vantaggio del mondo virtuale. Tim Wright, ingegnere specializzato nello sviluppo dei simulatori per la dinamica di guida, spiega: “Abbiamo creato un banco in cui il veicolo completo e i suoi sistemi sono chiamati a funzionare e a interagire tra loro come nell’utilizzo reale. Questo permette di mettere in luce eventuali problemi fin dalle primissime fasi”.

Per rendere tutto più realistico, il collaudatore impegnato nelle sessioni al simulatore sperimenta anche le sensazioni della guida reale, come per esempio quella dell’intervento del sistema di mantenimento della corsia sul volante. Ancora, le scene di “vita vera” sono registrate sulle strade aperte al traffico e riportate poi nel software del simulatore, fino all’ultimo dettaglio. Il che, com’è facile intuire, regala un doppio vantaggio: da una parte si arriva a una messa a punto precisa e “aderente” alla realtà. Dall’altra, si azzerano i rischi per i collaudatori e per gli altri utenti della strada.

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