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L'opinione: è giusto boicottare le Case per dove operano?

Da bravo uomo di sani principi, Paul Horrell ha domande sul mondo dell'auto che meritano una risposta

Paul Horrell
Pubblicato il: 02 ott 2022

Sono un boicottatore inveterato e abituale. Tutto è iniziato quando ero uno studente e Paul Simon e Ladysmith Black Mambazo hanno pubblicato il meraviglioso Graceland. A quell'epoca, però, era in atto un boicottaggio culturale del Sud Africa, quindi non ho potuto comprarlo fino a quando Mandela non è stato liberato. Per anni non ho indossato uno straccio di Nike, Adidas o Puma perché sono stati tra i primi a produrre off-shore abbandonando le fabbriche europee e statunitensi, preferendo loro dapprima gli stabilimenti che sfruttavano i lavoratori in Cina e in seguito andando in giro per il il mondo in realtà in cui i salari sono ancora più bassi, senza tutele sindacali. Non uso Google a causa del modo in cui raccoglie i dati, né eBay né Amazon a causa della loro evasione fiscale. Scegli con il tuo portafoglio e invia un'e-mail ai quartier generali aziendali per spiegare loro il motivo. Fidatevi di un vecchio liberale: gli affari perduti sono l'unica lingua che capiscono.

Ho incoraggiato tutti quelli che conoscevo che avrebbero potuto vedere il GP dell'Arabia Saudita a non collegarsi e a dire alle autorità della F1 perché lo avevano fatto. Quante violazioni dei diritti umani puoi accettare? O sport e "politica" non si mescolano nella tua visione del mondo?

Il boicottaggio della Russia è la tendenza al momento. E la dirigenza lì sa perché. Le imprese occidentali si stanno ritirando. Per la maggior parte delle case automobilistiche, è stato facile. Non vendono molte auto in Russia, e se hanno fabbriche lì sono piccole, poco redditizie e possono essere chiuse in maniera quasi indolore.

Fa eccezione Renault. Negli ultimi anni ha speso miliardi per acquistare e rinnovare il vasto vecchio stabilimento Lada a Togliattigrad, nella Russia centrale. È diventato una vera potenza: insieme a Dacia, stando alle previsioni, avrebbe dovuto fornire la metà dei profitti del Gruppo Renault. Nonostante ciò, la Renault ha ingoiato il boccone amaro e ha abbandonato la scena, dicendo che la scelta le costerà un miliardo di euro di flusso di cassa quest'anno e una perdita straordinaria in conto capitale pari a circa il doppio. Sono belle cifrette. E Renault sta ancora cercando di capire come comportarsi con i suoi 45.000 lavoratori in Russia. Fa un certo effetto.

Alla luce di tutto questo, ho chiesto informazioni sulla Cina ad alcuni amministratori delegati di case automobilistiche. Perché tanti di loro hanno legami molto profondi da quelle parti, nonostante la Cina abbia una situazione in materia di diritti umani piuttosto sgradevole. Il Tibet e lo Xinjiang non sono esattamente l'Ucraina, ma ci sono dei parallelismi. Il CEO di Audi, Markus Duesmann, ha dichiarato: “Consideriamo la Cina come nostra amica. Stiamo aumentando la nostra attività lì. Possiamo influenzare le decisioni con le partnership”. Stephan Winkelmann della Lamborghini, dopo una pausa di sei secondi, ha dichiarato: “Dobbiamo essere realistici e guadagnarci da vivere. Abbiamo i nostri dipendenti e le loro famiglie e un ruolo nella società in Italia”. Ma poi ha proseguito: “Ma dobbiamo essere etici e a volte c'è una linea rossa che non può essere superata. Va valutato per ogni situazione”. Il CEO di Stellantis Carlos Tavares è andato ancora oltre, dicendo di aver deliberatamente ridotto gli investimenti in Cina, quindi non farà male se dovrà ritirarsi per qualsiasi motivo. Quindi le persone Citroen in Europa sanno che potrebbero improvvisamente dover smettere di vendere la C5 X, prodotta laggiù.

C'è una ragione commerciale per fare la cosa giusta. Gli esperti degli investimenti hanno uno strumento chiamato ESG. La sigla nasce dalle iniziali di environmental, social, governance e dà l'idea immediata che l'analisi si focalizzi sul quadro ambientale, sociale, di governance. Se le aziende non ottengono buoni risultati su quell'indice, gli investitori escono e il prezzo delle azioni si indebolisce. Ecco la prova evidente che il boicottaggio funziona.

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