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Porsche 911 Carrera RS 2.7, il mito compie 50 anni

Nel Maggio del 1972 Porsche sviluppo una variante racing della 911. Nacque così la Carrera RS 2.7, perfetta sintesi tra peso, prestazioni, aerodinamica e maneggevolezza. Il resto è leggenda

Claudio Stellari
Pubblicato il: 28 mag 2022

La Porsche 911 Carrera RS 2.7 compie 50 anni, ecco un’altra storia che vale la pena di essere raccontata. Perché è un’auto unica, iconica ed emozionante, maledettamente efficace e veloce, capace di una lunga striscia di successi in gara ma che allo stesso tempo si può portare a spasso su strada.

Porsche 911 Carrera RS 2.7, fronte

Un’auto che ha tracciato le regole delle gran turismo sportive, introducendo per la prima volta scelte tecniche originali, come lo spoiler posteriore, soprannominato a coda d’anatra. Un’auto da sogno, realizzato però da pochi. Mettetevi comodi, tutto ebbe inizio nel 1972, esattamente 50 anni fa… 

Nata per correre sulle strade di tutti i giorni e in pista

Maggio del 1972: un team di 15 ingegneri Porsche si mise al lavoro per sviluppare una versione particolare della 911, quella che poi divenne la Carrera RS 2.7. Peter Falk, all'epoca capo del reparto test per le auto di serie Porsche, ricorda benissimo come nacque l’auto. “La 911 Carrera RS 2.7 era pensata per essere una special omologata. Doveva essere un'auto sportiva molto leggera e veloce”. Il peso, l'aerodinamica, il motore e il telaio: tutto fu oggetto di studio e di affinamenti, intensamente elaborato con l’obiettivo di ottenere un’auto leggera e veloce, bella da guidare su strada ma adatta anche ad affrontare le corse. Una gran turismo capace di girare in pista con successo.

Porsche 911 Carrera RS 2.7

Emblematica la pubblicità Porsche del tempo, che lanciava l’auto  più o meno in questo modo. “Dalla strada alle corse e di nuovo a casa. Lunedì in ufficio. Martedì a Ginevra. Ritorno a casa la sera. Mercoledì la spesa. Città. Ingorgo sulla strada e traffico, ma niente sporco sulle candele, nessun problema dalla frizione. Giovedì strade di campagna, autostrada, tornanti, sterrati, cantieri stradali, venerdì solo distanze brevi e ripetute partenze a freddo. Sabato con i bagagli per le vacanze in Finlandia. Carrera RS: una riserva inesauribile di sprint capace di affrontare lunghi percorsi”. Ottimistico vero? Ma rende l’idea e soprattutto fa venire la voglia di avere subito in garage una Porsche 911 Carrera RS 2.7. E chi oggi ce l’ha se la tiene stretta, le quotazioni hanno raggiungo valori da brivido. Un esemplare Lightweight in perfette condizioni, "da concorso", può arrivare anche a un milione di euro. Non male per una milfona di 50 anni. 

Un successo oltre le aspettative

Porsche fu colta di sorpresa: il successo della 911 Carrera RS 2.7 fu inaspettato. Inizialmente la Casa di Stoccarda aveva pianificato di costruirne solo 500 esemplari, un numero sufficiente ad ottenere l’omologazione tra le vetture Special GT del Gruppo 4. In pratica una vettura omologata per i clienti che volevano partecipare anche ad eventi racing. Il 5 ottobre 1972 il nuovo modello fu presentato al Salone di Parigi e alla fine di novembre i 500 esemplari pianificati erano già andati a ruba, letteralmente bruciati in meno di 2 mesi. Porsche reagì alla svelta triplicando produzione e vendite. Nel luglio 1973 gli esemplari costruiti e venduti furono 1.580. E con il millesimo veicolo, la Porsche 911 Carrera RS 2.7 fu omologata anche per il Gruppo 3. Tra gli optional era possibile scegliere il pacchetto M471, che permetteva di ottenere l’auto in versione leggera Lightweight “Sport”: ne furono prodotti 200 esemplari. Le auto costruite nella versione corsa furono 55, 17 i modelli base e 1.308 le gran turismo (M472).

Alla ricerca della leggerezza 

Già 50 anni fa andavano di moda i famigerati pacchetti. Il pack M471 trasformava l’auto nella versione Sport: faceva a meno di tutto ciò che non era essenziale, per ottenere una vettura più leggera e veloce.

Porsche 911 Carrera RS 2.7

Tra gli elementi sacrificati i sedili posteriori, i tappeti e i rivestimenti, l'orologio, i ganci appendiabiti e i braccioli. Su richiesta del cliente, al posto dei sedili sportivi di serie, più pesanti, potevano essere montati gusci dei sedili leggeri. Persino lo stemma Porsche sul cofano era adesivo. Il tutto permetteva di risparmiare circa 115 kg rispetto alla versione “Touring” con pacchetto M472, per un peso totale della versione Lightweight Sport di 960 kg. Non male davvero. In questa versione l’auto e aveva un prezzo di 34.000 marchi tedeschi. Il solo pacchetto Sport (M471) costava 700 marchi, mentre il pacchetto Touring (M472) aveva un prezzo di 2.500 marchi tedeschi. 

La prima sotto i 6 secondi da zero a cento 

ll motore a iniezione a sei cilindri da 2,7 litri della Porsche 911 Carrera RS aveva una potenza 210 CV a 6.300 giri/min con una coppia di 255 Nm a 5.100 giri/min. Numeri che oggi si trovano in una tranquilla berlina da famiglia.

Porsche 911 Carrera RS 2.7, motore

Eppure la leggerezza della versione Sport consentiva una maneggevolezza da auto da corsa e prestazioni eccezionali per l’epoca. Con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,8 secondi la 911 Carrera RS 2.7 fu la prima vettura di produzione capace di raggiungere i 100 km/h da fermo in meno di sei secondi. La velocità massima superava i 245 km/h. (La versione Touring nel passaggio 0-100 km/h richiedeva 6,3 secondi, con velocità massima pari a 240 km/h). 

Dietro spunta lo spoiler

Non solo leggerezza ma anche aerodinamica: l’obiettivo era mantenere incollata a terra l’auto anche ad alta velocità. E così gli ingegneri Hermann Burst e Tilman Brodbeck, insieme allo stilista Rolf Wiener, pensarono a uno spoiler posteriore, testandolo in galleria del vento e su pista.

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Porsche 911 Carrera RS 2.7, galleria del vento

E l’effetto fu sorprendente: non solo l’obiettivo era raggiunto ma la resistenza aerodinamica dell’auto non ne risentiva, tanto che la velocità massima risultava aumentata di 4,5 km/h. “Durante i test, abbiamo scoperto che con uno spoiler più alto potevamo aumentare la velocità massima a causa della diminuzione della resistenza. Quindi abbiamo continuato a sollevare di qualche millimetro lo spoiler posteriore finché non abbiamo trovato il punto di inversione, in cui la resistenza è aumentata di nuovo", spiega Falk.

Ruote più larghe dietro

La 911 Carrera RS 2.7 fu anche la prima auto di serie a montare ruote di dimensioni differenti davanti e dietro. Una scelta per aumentare la trazione, dettata dall’esperienza in pista di Porsche. L’auto fu equipaggiata con cerchi forgiati Fuchs, 6 J × 15 e pneumatici 185/70 VR-15 all’anteriore; 7 J × 15 con pneumatici 215/60 VR-15 al posteriore. L’utilizzo di ruote più larghe dietro rese necessario un allargamento del posteriore dell’auto di 42 mm. Una scelta, quella delle ruote di diversa misura, che venne poi estesa a tutti i modelli successivi

Carrera: un nome, una garanzia

Il nome Carrera, corsa in spagnolo, è l’equivalente di Race in inglese o Rennsport in lingua tedesca, da cui l’acronimo RS. Carrera per Porsche è una sorta di "bollino blu" che distingue le versioni più sportive della casa di Stoccarda, quelle nate per correre. Sulla 911 Carrera RS 2.7 per la prima volta la scritta "Carrera" ad arco fu scelta per adornare la vista laterale tra i due assi dell’auto.

Porsche 911 Carrera RS 2.7

Tra l’altro con accostamenti cromatici particolari, con un arco di colore abbinato a quello dei cerchi che unisce idealmente i due assi. Porsche ebbe anche il coraggio di osare con i colori: la 911 Carrera RS 2.7 venne proposta in 29 abbinamenti cromatici (27 furono poi quelli effettivamente andati in produzione) alcuni dei quali decisamente particolari, come il Bright Yellow e il Blood Orange. 

Porsche celebra il mito

Per festeggiare come si deve i primi 50 anni della 911 Carrera RS 2.7 dal 20 settembre al Porsche Museum verrà organizzata una mostra speciale dedicata a quest’auto che incarna alla perfezione il mito del Costruttore tedesco. Un’occasione unica per gli appassionati che potranno vedere da vicino la 911 Carrera RS 2.7 in diverse versioni, in tutto il loro splendore.