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Questa Plymouth Barracuda è un omaggio agli anni d'oro dell'IMSA

Abimelec Design e Spedkore hanno immaginato una Cuda custom. Chi non ne vorrebbe una, se solo esistesse?

Testo di Craig Jamieson tradotto da Paolo Sardi
Pubblicato il: 13 set 2022

Se la vostra memoria fosse migliore della nostra potreste ricordare l'ultima volta in cui abbiamo parlato della SpeedKore e delle sue fantasie del tipo: "E se magari...". Non è così? Vi aiutiamo subito: è successo quando vi abbiamo mostrato uno studio - assolutamente realistico - di una Dodge Charger Daytona a motore centrale, realizzato in collaborazione con Abimelec Design.

Attenti a quei due

La strana coppia deve essere stata molto contenta del risultato (e come darle torto?). al punto dal voler concedere il bis. E per quanto la prima proposta fosse strabiliante, sta a questo nuovo progetto come un antipastino leggero sta a una teglia di melanzane alla parmigiana.

Abimelec Design Speedkore Plymouth Barracuda

In onore dei bei tempi andati

Così come la Charger di cui sopra, la Plymouth-Barracuda immaginata da SpedKore e abilmente creata al computer da Abimelec Design prende ispirazione dalle corse di una volta e sembra uscita dagli annali dell'IMSA, in cui c'era grande libertà a livello di regolamenti e si vedeva al via un po' di tutto. Un po' come la celebre Dodge Challenger del 1974 fatta in casa da Glenn Bunch. L'omaggio che fa Speedkore alle origini dell'IMSA raccoglie quell'eredità, lo spirito fai-da-te di una volta, di un'era antecedente all'ingresso delle Case in cui ogni vantaggio ottenuto in pista era frutto di inventiva personale, sensibilità e sviluppo. Se fosse esistita una Dodge come quella sopra, la sua rivale in pista avrebbe potuto essere qualcosa come questa Cuda, ammesso di avere avuto per le mani una Plymouth Barracuda del 1970 e le incredibili capacità di Abimelec Arellano.

Un ripasso di storia

La stessa SpeedKore confessa che questa Cuda avrebbe potuto essere una rivale all'altezza delle varie Corvette Greenwood e delle Monza DeKon che corsero nel campionato IMSA nella seconda metà degli anni Settanta. Delle...ehm... cosa? Ora se venite da quella parte del mondo (o fate parte di quel mondo...), non vi dobbiamo certo spiegare cosa siano le Corvette Greenwood e le Monza DeKon. Per tutti gli altri, le Corvette Greenwood sono auto da competizione su base Corvette C3, oltre che una serie di auto stradali derivate dalle corse. Erano bizzarre, per farla breve, ma facevano maledettamente bene il loro lavoro, tanto che la Corvette numero 75 raggiunse i 370 km/h durante le prove della 24 Ore di Daytona, con al volante lo stesso John Greenwood.

Colpo di genio

Quanto alla Monza DeKon, immaginate che ci sia un campionato nazionale di alto livello, cui partecipa dominando la Porsche. Voi siete orgogliosi della vostra origine ma il vostro Paese costruisce macchinacce non altezza e battezzarle con i nomi di piste famose non aiuta molto il lavoro di sviluppo delle squadre corse. A un certo punto, però, qualche mago della meccanica strappa quattro soldi a un costruttore locale e costruisce... come dire, una sorta di silhouette car con motori V8 da oltre 600 CV. A quel punto vincente il campionato per tre anni di fila, entrando nella storia. Queste auto sono insomma un po' gioielli dimenticati, che ridonano splendore a un'epoca gloriosa delle corse. 

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