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La Ferrari è "più dinamica" di altri, parola del nuovo boss Vigna

Benedetto Vigna è l'uomo che sta guidando Maranello verso il futuro. Ecco cosa ha in mente.

Testo di Jason Barlow riadattato da Paolo Sardi
Pubblicato il: 15 set 2022

La nomina di Benedetto Vigna come Amministratore Delegato della Ferrari nel giugno del 2021 ha preso il mondo un po' di sorpresa. Fisico di formazione, 53 anni, prima di approdare a Maranello Vigna ha guidato una divisione della STMicroelectronics, un'azienda con sede a Ginevra operante nel settore delle tecnologie e dei semiconduttori. Il suo campo erano i sensori di movimento, prima di tutto connessi agli airbag delle auto e poi nel più redditizio mondo dei giochi elettronici. Se avete mai giocato alla Wii della Nintendo avete sicuramente capito di cosa stiamo parlando. Vigna ha personalmente brevettato più di 100 sue idee.

Benedetto Vigna

Non è il classico car guy, quindi, qualunque cosa ciò possa significare nel 2022. Non è un caso che la Ferrari abbia una solida fama nell'innovazione dei motori e dei materiali, mentre non è al vertice quando si parla di connettività o di primato nell'interfaccia uomo.macchina. Le competenze di Vigna - stando a quanto dichiarato chiaramente dalla stessa Ferrari -  "daranno un impulso alla capacità della Ferrari di implementare tecnologie di nuova generazione". 

Topgear.com lo incontra nel suo ufficio, che si trova in un palazzo vetrato sull'altro lato del Campus, per chi viene dalla vecchia entrata di via Abetone. Non abbiamo il tempo di parlare con lui di tutte le cose che c'eravamo annotati ma riusciamo comunque a capire di che pasta è fatto. È caloroso, accogliente e non mette la stessa sensazione che mettevano i suoi due predecessori. Il suo cervello funziona chiaramente a 5.000 km/h e guai a quegli ingegneri che non gli stanno dietro.

TopGear.com: tecnicamente lei è un inventore. Suona bene...

Benedetto Vigna: Preferisco la definizione di innovatore. Gli inventori passano buona parte del loro tempo a pensare, mentre gli innovatori concepiscono nuove cose e le concretizzano. Tu puoi inventare qualcosa ma chi innova è un passo avanti sotto il profilo realizzativo. Come? Lavorando con la gente. Questo il motivo per cui se devo dare una mia definizione, Io dico innovatore. Io credo che il progresso del genere umano passi attraverso l'ottimizzazione e la continua innovazione. Voglio dire che è necessario un miglioramento. E questa idea è una di quelle che ho trovato radicata nel DNA di coloro che lavorano in Ferrari.

TG.com: Ogni quanto guida le auto?

BV: Passano sempre poche settimane tra una mia uscita in pista e l'altra. Ho guidato la Purosangue appena sono arrivato. Anche di notte. Ricordo una sessione che si è svolta dopo la mezzanotte.

TG.com: Ha chiesto qualche cambiamento sulla macchina?

BV: Abbiamo ottimizzato un po' di cose, diciamo. Non voglio entrare troppo nello specifico e non è nulla di visibile. È qualcosa sotto il cofano E dietro lo schermo...

TG.com: lanciare una macchina come la Purosangue - non la chiameremo un SUV - con un motore V12 senza ibrido fa scalpore. Ferrari sente che la cosa potrebbe essere vissuta male da alcuni, anche se i puristi e gli appassionati ne sono felici?

BV: Guardi, ripeto ciò che ho detto durante la recente call con gli analisti. Quando abbiamo rivelato che la Purosangue avrebbe avuto un motore V12 aspirato, la popolarità presso i clienti è cresciuta. Io non so che passione abbiate voi, ma l'ostracismo verso i motori endotermici sta un po' cambiando. Avete letto ciò che Elon Musk ha dichiarato in un discorso poche settimane fa? (A una conferenza in Norvegia ha affermato che "la civilizzazione si fermerà" se il mondo smetterà di utilizzare il petrolio e il gas naturale troppo repentinamente, che la transizione ecologica verso le energie pulite richiederà decine di anni). È vero che ad alcuni non piacerà il V12 perché è un motore a combustione interna, la gente potrebbe dire che avrebbe dovuto essere ibrido o elettrico. Ma l'accoglienza riservata è stata molto buona.

TG.com: cosa pensa della nuova era di sportive elettriche da circa 2000 cavalli? Nessuno ha davvero bisogno di quella potenza ma i vostri clienti la vogliono?

BV: Credo che sia ingestibile. Il movimento viene percepito attraverso l'accelerazione longitudinale e trasversale. Lo scorso fine settimana io ero con una Ferrari e con me c'era un'altra auto, elettrica. Era in grado di competere finché la strada era dritta ma perdeva contatto nelle curve. Noi stiamo facendo un lavoro molto profondo utilizzando tutte le nostre esperienze per poter offrire sull'elettrico un'esperienza di guida di alto livello, da vera Ferrari. Il modello elettrico che arriverà nel 2025 sarà unico, un'autentica Ferrari. C'è del margine per andare in questa direzione. Il bello del nostro lavoro è abbinare la tradizione e innovazione. Stiamo facendo uno sforzo notevole per dare alla macchina un'anima

TG.com: Lei ha studiato Fisica ed è arrivato in Ferrari dalla STMicroelectronics. Che cosa ne pensa della cultura di Maranello e della cultura dell'auto in generale?

BV: (sorride) La Ferrari è diversa dal resto del mondo dell'auto. Fatemi spiegare meglio. Ho avuto a che fare con i costruttori di auto sin dal 1997. Ho lavorato ai sensori degli airbag e sui sistemi che controllano la dinamica della vettura. Ricordate il test dell'alce che aveva provocato la ribaltamento della Classe A? Fu qualcosa di molto importante per me, perché quando lessi della cosa mi dissi: "dobbiamo utilizzare un giroscopio, che aiuti a stabilizzare l'auto". Dal 1995 al 2001, i miei principali interlocutori sono stati clienti dell'auto, cui proponevo una soluzione per la sicurezza attiva e passiva. Il problema è che loro erano molto lenti. Così ho deciso di guardare altrove, al mondo del gaming, della telefonia mobile, ho continuato a investire. Così ho trovato nuovi clienti più dinamici. Ricordo un colloquio con un direttore tecnico di una grossa azienda automobilistica e di avergli detto: "Guarda, se tu vieni qui da noi puoi trovare due cose: la prima è la dedizione e la volontà di progredire e risolvere i problemi; la seconda è la velocità.". Lui mi guardò e disse: "Benedetto, a me la velocità non interessa...".

La Ferrari non è un'industria dell'auto perché la sua velocità è molto superiore.

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TG.com: Muoversi nel mondo dell'auto deve essere più faticoso di ciò che era abituato a fare...

BV: Ho ancora una presentazione del 2006 in cui avanzavo la proposta di mettere su un'auto sensori capaci di migliorarne la dinamica. Sa quando ciò è entrato in produzione il dispositivo? Nel 2018. La Ferrari non è un'industria dell'auto perché la sua velocità è molto superiore. Il mondo da cui provengo è molto più dinamico e Ferrari è vicina quel mondo. Mi sono sentito a casa sin dal primo giorno, essendo un tifoso Ferrari. Capisco la cultura dell'azienda perché mia moglie viene da quella regione. Noto però anche la differenza, il tempo di risposta. Quando sono arrivato qui ho pensato leggendo i report che la Ferrari fosse molto indietro in materia dell'elettrificazione, E questo non è vero. Perché noi siamo partiti nel 2009 con il KERS. La mia squadra era al lavoro per fornire tutta la parte elettronica. Inoltre abbiamo avuto LaFerrari e le auto ibride. La competenza che ho trovato qui - tra gli ingegneri elettronici e quelli addetti ai software - è unica. Io non penso di essere presuntuoso dicendo che qui ci sono competenze e - cosa ancor più importante - la volontà di progredire, che sono la migliore garanzia per il futuro, per la nostra capacità di affrontare qualsiasi sfida.

TG.com: Ci descriva il suo stile come manager...

BV: Mi piace gestire le cose stanno vicino alla gente. Conosco tutti fabbricati, tutte le persone e mi piace avere riunioni ovunque. Mettiamola in questo modo: non mi piace essere in orbita e guardare il pianeta Terra da un'astronave, perché da lassù sembrerebbe una sfera perfetta. Io voglio essere invece in mezzo tutto. Per me ci sono tre tipi di aziende. Ci sono quelle in cui la gente lavora per il capo, quelle in cui la gente lavora per l'azienda stessa  e poi c'è il terzo genere, quelle in cui la gente lavora per il mito e per lo spirito. Qui lo puoi avvertire chiaramente, c'è un'atmosfera speciale, è qualcosa che respiri. E quando trovi questo puoi cavalcare qualsiasi onda.

Benedetto Vigna

TG.com: Il suo lavoro è anche tracciare una rotta a guidare la Ferrari in questi tempi sempre più incerti.

BV: Io vengo da un mondo in cui tu vai a dormire la sera e ti risvegli il giorno dopo in un mondo diverso. Le cose sono in evoluzione costante, ma tutto dipende da come tu gestisci questo cambiamento. Per noi i cambiamenti rappresentano un'opportunità per fare meglio. Oggi il cambiamento ha il nome di elettrificazione. Nel giro di 10 anni avrà un nome diverso. Noi oggi conosciamo tutto, c'è tutto su Facebook o su Google. Così quando qualcosa ci prende di sorpresa, qualcosa che è anormale - una pandemia o una guerra - ci sentiamo persi. Questo perché stiamo perdendo la capacità di gestire il cambiamento. Qui la gente è davvero brava a farlo. Se abbiamo una riunione e cambiamo direzione, il tempo di risposta della squadra è molto rapido. Abbiamo un vantaggio che deriva dal fatto che siamo tutti nello stesso posto, ma non è facile lo stesso. Io - lo ripeto - vengo da un mondo in cui le cose cambiavano quotidianamente. Hai bisogno di affrontare questo scenario con la giusta squadra, con il mood giusto e con una serena umiltà.

TG.com: stiamo anche attraversando un'epoca popolata da una marea di start-up che sono enormemente valutate nonostante non abbiano una storia. Per lei conta molto la tradizione?

BV: Certamente. Noi siamo quello che siamo per quello che è accaduto nel passato. Noi riconosciamo gli sforzi della gente che c'è stata prima di noi. Noi stiamo gestendo la tensione tra la tradizione e l'innovazione. Ci sono vantaggi e svantaggi a essere una start-up. Non ti devi preoccupare del tuo marchio, E nemmeno dell'eredità del passato. Ma senza quest'eredità non si possono vendere sogni, manca qualcosa di unico. Mettere assieme due cose è come abbinare due ingranaggi. In questo senso la Purosangue è un ottimo esempio. In lei c'è tradizione - è spinta da un motore V12 aspirato - ma c'è anche tanta innovazione.

TG.com: c'è un luogo comune che tutti gli italiani amino automaticamente la Ferrari. Lei si sente un car guy? Oggigiorno questa cosa è davvero importante?

BV: Essere al timone della Ferrari è un grande onore ma anche una grande responsabilità. Io ricordo lo zaino della Ferrari che usavo quando andavo alle scuole elementari. Il pilota disegnato indossava un casco giallo. Vivevo in una cittadina e da ragazzino passavo il mio tempo con ragazzi più grandi, che potevano già guidare. Erano grandi tifosi Ferrari, proprio come me, e avevo proposto loro di andare a Imola a vedere il Gran Premio nel 1983.  Non avevo alcuna intenzione di dirlo a mia madre e a mio padre, nonostante fosse a 800 km da casa e all'epoca non ci fossero i cellulari o Whatsapp. Il posto in cui sono cresciuto (Pietrapetrosa, in Basilicata) è circondato da montagne rocciose, per cui spesso c'erano problemi con il segnale quando volevamo vedere la gara in televisione. Ciò voleva dire che ogni volta dovevamo aggiustare l'antenna arrampicandoci sul tetto.

TG.com: Lei ha avuto molte auto interessanti?

BV: Quando ero un teenager, mi arrangiavo assieme ad altri due ragazzi aggiustando motociclette. Ci divertivamo anche con le auto. Prendevamo le Fiat 600 e tagliavamo loro il tetto, facendone delle spider. e poi le coloravamo di colori sgargianti. Questo succedeva la fine degli Anni 70 e nei primi Anni 80, prima dell'avvento dei giochi elettronici, quando le auto erano considerate un'espressione di creatività della gente. Più avanti, quando lavoravo a Milano, ricordo di aver avuto un problema con il motore della mia macchina, avevo bisogno di sostituirlo. Si trattava di un 1300 e io volevo passare al 1600, ma avevo bisogno di alcuni pezzi di ricambio. Così finii per tenere tutti questi pezzi sotto il letto nella mia camera. La prima volta che mia moglie venne a trovarmi scopri che tenevo buona parte di un motore sotto il mio letto. Lei lo racconta ancora oggi ai nostri amici.