
È ancora così emozionante mettersi al volante di una BMW E30 M3?
Guidare una rarissima BMW E30 M3 Ravaglia è un sogno, ma è davvero lei la M più emozionante di sempre?
Tutto è cominciato anni fa. Ogni mattina, andando al lavoro, passavo accanto a lei: una BMW E30 M3. Quel profilo inconfondibile, l’assetto perfetto, i passaruota squadrati, il doppio rene originale, quello vero, e un’eleganza scolpita che parlava chiaro: era speciale. Fu proprio lei a farmi innamorare delle auto d’epoca. E da quel momento, la M3 divenne la mia ossessione.
Volevo possederla, guidarla, viverla. Ma presto arrivò la doccia fredda: i prezzi erano già saliti alle stelle. Così ripiegai su qualcosa di più accessibile, ma comunque raro, una E30 cabrio Design Edition, una delle sole 400 prodotte. Bellissima, certo, ma non era una BMW E30 M3.
Siamo sicuri che la E30 M3 sia la BMW più iconica di sempre?

I numeri dicono di sì. La sua leggenda nasce in pista, dove ha dominato per anni. Ancora oggi, a oltre trent’anni dal suo ritiro dalle competizioni, resta l’auto turismo più vincente di sempre. E pensare che le versioni stradali sono nate solo per omologare quelle da corsa.
BMW stimò una produzione iniziale di 5.000 esemplari. Ma la domanda superò ogni previsione: alla fine, furono oltre 15.000 le M3 E30 costruite entro il 1994.
Dodici le versioni ufficiali, dalla prima da 200 CV del 1986 fino alla potentissima Evo III da 230 CV e 2.5 litri del 1990. Tra tutte, la più rara e affascinante è forse la Evo II, costruita per celebrare i trionfi di Johnny Cecotto e Roberto Ravaglia.
Solo 505 esemplari: 480 “Cecotto” e appena 25 “Ravaglia”, questi ultimi riservati al mercato britannico.
Ed è proprio una di queste ultime che oggi ho tra le mani. Parcheggiata lungo una strada in mezzo al verde di Exmoor, la guardo e mi sento combattuto: euforico, intimorito e un po’ ansioso. È il mio sogno da anni. Ma cosa proverò quando tornerò alla mia?
Una verità difficile da ammettere: forse mi aspettavo di più.

Già, perché mi ero scordato che tutte le M3 E30 sono con guida a sinistra, e che il cambio è a schema dog-leg. Niente di insormontabile, ma serve adattamento. I cavalli? 215, pochi oggi, ma il motore S14 da 2.3 litri è uno dei migliori aspirati mai costruiti. E le emozioni non tardano ad arrivare.
Il sorriso stampato in faccia, le guance doloranti: la M3 è leggera, visibilità perfetta, sterzo comunicativo, cambio da domare. Un’esperienza analogica pura. Ma le prestazioni vanno cercate, spremute curva dopo curva. I piloti come Ravaglia dovevano guidare sempre al limite.
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E, alla fine, la vera sorpresa: tornare sulla mia, con il suo motore 2.5 potenziato, non è stato affatto traumatico. Anzi, la differenza non è così marcata.
Certo, la M3 ha un telaio eccezionale, un equilibrio che ha segnato un’epoca. Ma oggi? Forse altre M3 successive, meno leggendarie ma più moderne, offrono un piacere di guida superiore.
In sintesi: sono felice di averla provata. Ho guidato un’icona degli anni ’80. Ma ora che ho “spuntato la casella”, la mia curiosità è sazia. E va bene così.
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