ARES è ufficialmente Costruttore: ecco S1, Panther e Wami

ARES diventa ufficialmente Costruttore e presenta S1, Panther ProgettoUno e Wami Spyder: supercar, V8 e V10 aspirati, carbonio e artigianalità.

Ci sono aziende che costruiscono automobili e altre che costruiscono oggetti capaci di raccontare una certa idea di automobile. ARES appartiene decisamente alla seconda categoria e oggi compie un passo importante: ha ottenuto la certificazione di World Car Manufacturer, diventando ufficialmente un costruttore riconosciuto a livello internazionale.

È un passaggio che conta, perché consolida l’evoluzione di un marchio nato come atelier automobilistico e oggi sempre più strutturato per progettare, sviluppare e realizzare vetture complete. Ma la parte interessante è che, almeno per ora, ARES non sembra avere alcuna intenzione di rinunciare a ciò che l’ha resa riconoscibile: auto su misura, costruite con una logica quasi sartoriale, materiali nobili e un approccio che mette ancora al centro il rapporto tra macchina, strada e guidatore.

E per raccontare questo nuovo corso ha scelto tre modelli molto diversi tra loro: ARES S1, Panther ProgettoUno e Wami Spyder. Una supercar nata da zero, una reinterpretazione moderna di una leggenda anni Settanta e una spider costruita attorno all’idea di Dolce Vita. Tre modi differenti di ricordarci che, per fortuna, l’automobile può ancora essere qualcosa di profondamente irrazionale.

Ares Atelier

ARES diventa ufficialmente Costruttore

La nuova certificazione segna un cambio di passo importante per ARES. Il riconoscimento come World Car Manufacturer apre infatti nuove prospettive per lo sviluppo futuro del marchio e rafforza la sua capacità di passare dal ruolo di atelier a quello di vero costruttore, senza però abbandonare la filosofia bespoke che resta alla base di ogni progetto.

Design, ingegneria, artigianalità e personalizzazione continuano quindi a essere gli elementi centrali. Cambia la scala del progetto, non il suo DNA. Ed è proprio questo uno degli aspetti che ci piace di più: ARES sembra voler crescere senza diventare necessariamente più convenzionale.

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ARES S1: la prima supercar originale dell’atelier

La ARES S1 è probabilmente il modello che meglio racconta questa trasformazione. È infatti la prima supercar completamente originale sviluppata dal marchio, senza partire da un’icona del passato o da un concetto di reinterpretazione.

Il progetto nasce da un foglio bianco e prende ispirazione, più nello spirito che nelle forme, dai grandi prototipi da corsa degli anni Settanta e Ottanta. Il risultato è una vettura bassa, larga, estremamente scolpita e costruita attorno a un’idea precisa: ridurre al minimo tutto ciò che può filtrare il rapporto tra guidatore e strada.

La carrozzeria è interamente in fibra di carbonio, mentre il telaio è realizzato in alluminio. Le proporzioni sono aggressive, con frontale corto, passaruota molto pronunciati, abitacolo avanzato e parabrezza fortemente avvolgente. Ogni superficie è stata sviluppata attraverso studi CFD con l’obiettivo di massimizzare deportanza e stabilità senza penalizzare troppo la resistenza aerodinamica.

Una delle soluzioni più spettacolari riguarda lo scarico, che emerge nella parte superiore della carrozzeria. Non si tratta soltanto di una scelta scenografica: questa configurazione permette di lasciare completamente libera la zona del diffusore posteriore, migliorando il lavoro aerodinamico sul fondo vettura.

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Un V8 aspirato da 495 CV per la S1

Sotto la carrozzeria della S1 lavora un V8 aspirato da 6,2 litri capace di sviluppare 495 CV, abbinato a un cambio doppia frizione a otto rapporti. La trazione è posteriore e il sistema comprende anche un differenziale autobloccante.

Numeri forse meno eclatanti rispetto alle hypercar da oltre mille cavalli, ma perfettamente coerenti con la filosofia del progetto. La S1 punta infatti più sulla risposta, sulla leggerezza e sul coinvolgimento che sulla semplice guerra di potenza.

Le prestazioni restano comunque notevoli: 0-100 km/h in 2,9 secondi e una velocità massima dichiarata di 305 km/h. Le sospensioni utilizzano uno schema a doppi triangoli sovrapposti con componenti in alluminio forgiato e sistema adattivo Magnetic Ride Control.

All’interno l’approccio resta coerente con l’esterno. Niente pareti di schermi o soluzioni digitali fini a sé stesse: l’interfaccia uomo-macchina è integrata nella plancia e nel tunnel centrale, mentre l’abitacolo viene rifinito con pelle Nappa, Alcantara e carbonio a vista.

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Panther ProgettoUno: la Pantera rinasce con un V10

Se la S1 guarda avanti, la Panther ProgettoUno guarda al passato, ma senza nostalgia gratuita. È il primo modello del programma Legends Reborn, pensato per reinterpretare grandi icone automobilistiche con tecnologia e prestazioni contemporanee.

Il riferimento alla De Tomaso Pantera è evidente, ma ARES non si limita a riprodurne le forme. La Panther mantiene proporzioni e carattere dell’originale, aggiornandoli con una struttura moderna composta da alluminio, carbonio e roll cage integrata ad alta resistenza.

La carrozzeria è completamente in fibra di carbonio e misura 4.668 mm di lunghezza, appena 12 centimetri in più rispetto alla storica Pantera. Le carreggiate più larghe le conferiscono però una presenza molto più aggressiva e moderna.

Il cuore del progetto è un V10 aspirato da 5.204 cc capace di sviluppare 650 CV a 8.250 giri/min e oltre 600 Nm di coppia. È abbinato a un cambio doppia frizione a sette rapporti e a una trazione integrale con sistema Haldex di quinta generazione e differenziale posteriore autobloccante.

Con un peso a secco di 1.423 kg, la Panther accelera da 0 a 100 km/h in 3,1 secondi e supera i 325 km/h. La frenata è affidata a dischi carboceramici, mentre l’aerodinamica è stata sviluppata attraverso analisi CFD.

Panther ProgettoUno: moderna, ma con il gusto giusto

Uno degli elementi più interessanti della Panther è il modo in cui riesce a mescolare riferimenti classici e tecnologia moderna. L’esempio più evidente è il selettore del cambio, che richiama visivamente una tradizionale leva con griglia aperta, ma comanda in realtà una moderna trasmissione DCT.

I sedili sono in carbonio e vengono sviluppati direttamente da ARES, con la possibilità di adattarne persino l’ergonomia alla corporatura del cliente. Nappa, Alcantara e materiali personalizzati completano un abitacolo che può essere configurato in maniera estremamente profonda.

Anche lo scarico segue questa filosofia: è realizzato su misura in acciaio inox e utilizza valvole regolabili, permettendo al guidatore di modificare il carattere acustico del V10. In altre parole, può essere educato quando serve e decisamente meno educato quando si vuole.

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Wami Spyder: la Dolce Vita secondo ARES

La Wami Spyder rappresenta invece il lato più romantico del marchio. Non nasce per inseguire tempi sul giro o prestazioni estreme, ma per reinterpretare l’eleganza delle grandi spider degli anni Cinquanta.

Il riferimento è quello della Dolce Vita italiana, delle strade costiere, delle carrozzerie costruite a mano e delle automobili pensate prima di tutto per essere vissute. La Wami non è però una replica o un esercizio rétro. ARES cerca piuttosto di recuperare lo spirito di quell’epoca e trasferirlo in una vettura moderna.

La carrozzeria combina alluminio battuto a mano e fibra di carbonio, con proporzioni classiche, cofano lungo, abitacolo arretrato, parabrezza basso e cerchi a raggi. I dettagli cromati e le superfici scolpite richiamano il passato senza trasformare la vettura in una caricatura nostalgica.

Wami Spyder: 231 CV e nessuna ossessione per i numeri

Il motore è un sei cilindri in linea aspirato da 3,0 litri con 231 CV. E forse è proprio questo uno degli aspetti che ci piace di più.

In un momento in cui ogni nuova sportiva sembra obbligata a inseguire potenze sempre più elevate, ARES ha scelto un approccio diverso. Qui contano risposta, progressione, sound e piacere di guida. La Wami non deve impressionare con uno 0-100 da record, ma convincere attraverso il modo in cui si guida e si vive.

L’abitacolo continua su questa strada con rovere inglese, pelle artigianale, metallo e inserti in cristallo, accompagnati da una strumentazione dal gusto classico. Tutto è pensato per valorizzare materiali, luce e lavorazione artigianale.

La produzione sarà limitata a soli 12 esemplari, ognuno fortemente personalizzabile. Non si tratta quindi di scegliere semplicemente colori e optional, ma di costruire una vettura attorno alle richieste del proprietario.

Tre auto, tre filosofie, una sola idea di automobile

La parte più interessante dell’attuale gamma ARES è proprio questa: S1, Panther ProgettoUno e Wami Spyder non cercano di fare la stessa cosa.

La S1 è una supercar moderna e originale. La Panther reinterpreta una leggenda senza trasformarla in una semplice copia. La Wami celebra invece eleganza, artigianalità e piacere del viaggio.

Una cerca la pista, una guarda alla storia e una sogna una strada sul mare. Ma tutte condividono la stessa filosofia: l’automobile deve ancora essere qualcosa da desiderare, non soltanto da utilizzare.

Ed è probabilmente questo il vero significato della crescita di ARES da atelier a Costruttore.

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Per fortuna esistono ancora auto così

Il lusso automobilistico oggi viene spesso raccontato attraverso schermi, software, connettività e automazione. ARES sceglie una strada diversa, fatta di carbonio lavorato, alluminio battuto a mano, pelle, Alcantara, motori aspirati e componenti sviluppati su misura.

È inevitabilmente una visione di nicchia. Ma non deve essere altrimenti.

Anzi, è proprio questa libertà a rendere realtà come ARES particolarmente interessanti. Perché dimostrano che l’automobile può ancora essere progettata partendo da emozione, carattere e desiderio, senza dover necessariamente inseguire la razionalità a tutti i costi.

La nuova certificazione di Costruttore apre ora un capitolo ancora più interessante. E se questo è il punto di partenza, siamo curiosi di vedere cosa arriverà dopo.

Nel frattempo ci teniamo strette S1, Panther ProgettoUno e Wami Spyder. Tre auto diversissime, costruite con la stessa idea di fondo: far sì che, anche nel 2026, l’automobile possa ancora profumare di benzina.

Leggi anche: SGT-55 SGT Stradale: il nostro primo test della supercar da 620 CV

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