Ci sono automobili che conosciamo attraverso fotografie, libri e vecchie riviste. Auto studiate in ogni dettaglio, magari osservate centinaia di volte su uno schermo. Poi arriva il giorno in cui te le trovi davanti. E cambia tutto.
È una delle sensazioni che ci siamo portati a casa dal Salone Auto Torino 2026, dove anche noi di Top Gear Italia siamo stati presenti durante le giornate della manifestazione. Dall’11 al 13 settembre il centro di Torino è tornato a trasformarsi in un enorme salone dell’automobile a cielo aperto, coinvolgendo Piazza Castello, Piazzetta Reale, Corte d’Onore e Giardini dei Musei Reali.
Proprio qui abbiamo trovato una delle iniziative che abbiamo apprezzato maggiormente: l’esposizione organizzata dall’Automotoclub Storico Italiano, che ha riportato nel cuore di Torino alcune straordinarie vetture della Collezione ASI Bertone.
E difficilmente avrebbero potuto esserci un luogo e un’occasione migliori. Perché queste automobili, in un certo senso, sono tornate a casa.

ASI Bertone: il passato serve per immaginare il futuro
Il filo conduttore scelto da ASI per il Salone Auto Torino 2026 era “Free Style Design”, un viaggio attraverso alcune delle idee con cui Bertone ha interpretato l’automobile per il tempo libero e la mobilità urbana.
Ma limitarsi a definirla un’esposizione di auto storiche sarebbe riduttivo. Lo ha spiegato bene Alberto Scuro, presidente ASI e FIVA, durante la presentazione. Questi sono “veicoli che raccontano protagonisti del presente e del futuro”. L’obiettivo è farli conoscere perché, come ha sottolineato Scuro, il motorismo storico non rappresenta soltanto il passato: parla anche al futuro.
Una filosofia che abbiamo ritrovato durante la nostra visita parlando con Maria Paola Stola Ariusso, docente IED e membro della Commissione ASI Case Costruttrici e Designers, e soprattutto con il car designer Michael Robinson, anch’egli membro della Commissione.
Robinson ha partecipato attivamente all’esposizione, trasformandosi spesso in una vera guida d’eccezione tra le automobili presenti. E quando a raccontarti una concept car è qualcuno che il design dell’automobile lo ha vissuto professionalmente per decenni, inevitabilmente cominci a osservarla con occhi diversi.

Michael Robinson racconta a Top Gear Italia il genio di Marcello Gandini
Michael Robinson si è fermato anche con noi di Top Gear Italia, concedendoci quattro chiacchiere in privato.
“Abbiamo portato qui al Salone Auto Torino alcune delle vetture più rappresentative del panorama mondiale, punti di riferimento nello stile e nel design. Sono progetti di designer differenti, alcuni dei quali hanno avuto poi uno sviluppo produttivo, mentre altri sono rimasti concept. Il più rappresentato in questa esposizione è però il grande maestro Marcello Gandini, un uomo e un designer che con il suo lavoro e il suo studio ha cambiato per sempre il modo di intendere il design nel mondo dell’automobile”.
Basta guardarsi intorno per capire perfettamente cosa intenda. Perché nello spazio dedicato a Gandini, all’interno del tributo “A Legacy of Innovation”, ci sono nomi come Ferrari Rainbow, Lamborghini Miura e Lamborghini Countach.
Tre automobili diversissime, ma accomunate da qualcosa di molto più importante di una firma: la capacità di cambiare la percezione stessa di ciò che un’automobile potesse essere.

Robinson: «Credo moltissimo nelle nuove generazioni»
È però quando la nostra conversazione si sposta dai maestri del passato ai designer del futuro che Robinson si accende. “Come vedi, sono qui con giovani promesse con le quali lavoro e collaboro tutti i giorni. Il punto è spronarle, far capire loro che hanno dentro qualcosa in più. Devono comprendere il passato e utilizzarlo come strumento per fare bene il proprio lavoro nel presente, tirando fuori il massimo della loro creatività e del loro ingegno”.
Poi aggiunge: “Credo moltissimo nelle nuove generazioni. Sono ragazzi bravissimi, giovani prospetti che hanno bisogno di poter esprimere ciò che hanno dentro”. Ed è qui che il significato della presenza della Collezione ASI Bertone a Torino assume una dimensione diversa.
Queste automobili non devono essere conservate soltanto perché sono belle, rare o economicamente preziose. Devono continuare a essere strumenti di conoscenza. E possibilmente non soltanto da osservare dietro una corda.

«Via le matite, oggi guiderete tutti la Stratos Zero!»
Robinson ce lo spiega raccontandoci un episodio della sua carriera che, probabilmente, vale più di molte lezioni accademiche sul design.
“I giovani devono poter studiare queste vetture del passato, icone senza tempo, poterle ammirare e toccare con mano, ma anche guidarle su strada per capirne davvero l’essenza”. Poi torna con la memoria agli anni trascorsi alla guida del Centro Stile Lancia (1996-2001).
“Proprio come feci tanti anni fa, quando ero capo del Centro Stile Lancia. Un giorno dissi: «Via le matite, oggi guiderete tutti la Stratos Zero!». E così ho fatto”.
Robinson sorride. “Un americano che spiegava il design italiano agli italiani. Che storia, eh? Immagina!”, conclude ridendo.
Dietro la battuta c’è però una convinzione precisa: un’automobile non si comprende davvero soltanto osservandola su un piedistallo.
Bisogna avvicinarsi. Guardarne le proporzioni dal vivo. Capire come il designer abbia organizzato lo spazio. Entrare nell’abitacolo. Toccare i materiali. Osservare il rapporto tra uomo e macchina. E, quando possibile, metterla in moto e guidarla. Perché il car design non è soltanto una questione di forme. È il rapporto tra quelle forme, la meccanica, le persone e la strada.

Bertone Runabout: il futuro era già arrivato negli anni Sessanta
Passeggiando tra le automobili della Collezione ASI Bertone, una delle più difficili da ignorare è la Runabout.
Bassissima, compatta, essenziale e futuristica, questa concept car funzionante traeva ispirazione dal mondo della nautica e trasformava quelle suggestioni in una piccola sportiva radicale.
Oggi è particolarmente affascinante osservarla conoscendo ciò che sarebbe arrivato dopo. Perché nelle sue forme si possono leggere idee e stilemi che avrebbero trovato successivamente espressione su automobili entrate nella storia come Fiat X1/9 e Lancia Stratos.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti delle concept Bertone: guardarle oggi significa quasi osservare il futuro con qualche decennio di anticipo.
Accanto alla sperimentazione più estrema c’era però anche la capacità di trasformare certe idee in prodotti accessibili. La Fiat 850 Spider ne rappresenta un ottimo esempio: una piccola scoperta prodotta in serie che contribuì a rendere più democratico il piacere della guida a cielo aperto.

Fiat 128 Shopping: Bertone aveva pensato anche al supermercato
Tra le vetture più curiose esposte a Torino c’era poi la Fiat 128 Shopping, esemplare unico nato osservando un fenomeno apparentemente distante dal mondo dell’automobile: l’evoluzione delle abitudini delle famiglie e la diffusione dei primi supermercati.
Bertone immaginò una seconda auto pratica e spaziosa, arrivando a integrare posteriormente addirittura un carrello estraibile da utilizzare per la spesa.
Vista oggi, la soluzione strappa inevitabilmente un sorriso. Ma il principio che sta dietro al progetto è tremendamente moderno: osservare come cambia la società e progettare l’automobile intorno alle nuove esigenze delle persone. Esattamente ciò che l’industria continua a cercare di fare oggi.

Chrysler Shake e Suzuki Go: quando i designer potevano osare
Negli anni Settanta la fantasia si spinge ancora oltre.
La Chrysler Shake, sviluppata utilizzando la meccanica della Simca 1200 S, rappresentava l’interpretazione Bertone del fenomeno delle dune buggy.
La Suzuki Go, invece, portava il concetto di mezzo per il tempo libero verso territori decisamente più insoliti: un veicolo polivalente a due posti capace persino di muoversi sull’acqua. Sono automobili che raccontano perfettamente un periodo nel quale sembrava esserci maggiore libertà di sperimentazione.
Non tutto doveva necessariamente appartenere a una categoria commerciale già esistente. Si poteva partire da un’idea, esplorarla e vedere fin dove fosse possibile arrivare.

Bertone Slim e Opel Filo: idee di vent’anni fa che parlano ancora del presente
Facciamo un salto fino ai primi anni Duemila ed ecco altre due protagoniste particolarmente interessanti dell’esposizione ASI: Bertone Slim e Opel Filo.
La Slim cercava di affrontare un problema oggi ancora più attuale: la congestione delle città.
Invece di limitarsi ad accorciare una normale citycar, Bertone ne ridusse drasticamente la larghezza. Carreggiata strettissima, due occupanti disposti in tandem, abitacolo di ispirazione aeronautica e grande padiglione vetrato.
A muoverla era un piccolo bicilindrico di appena 500 cc, con grande attenzione ai consumi e ai costi di esercizio. Ancora più visionaria sotto il profilo tecnologico era la Opel Filo, monovolume compatta che sperimentava il concetto del drive-by-wire.
Niente impostazione tradizionale dei comandi, niente pedali e una cloche multifunzione al posto del classico volante. All’inizio degli anni Duemila potevano sembrare soluzioni da fantascienza. Oggi, mentre l’industria esplora sistemi steer-by-wire e nuove interfacce uomo-macchina, assumono tutt’altra prospettiva.

Miura, Countach e Rainbow: il genio di Gandini deve continuare a ispirare
Poi ci sono loro: Lamborghini Miura, Lamborghini Countach e Ferrari Rainbow. Tre icone che raccontano meglio di qualsiasi teoria l’impatto di Marcello Gandini sulla storia dell’automobile. Gandini non disegnava semplicemente auto belle: cambiava le proporzioni, rompeva le regole e immaginava forme che prima non esistevano.
Ed è proprio qui che torna la lezione di Alberto Scuro e Michael Robinson: conservare questo patrimonio è fondamentale, ma permettere alle nuove generazioni di vederlo, studiarlo e comprenderlo lo è altrettanto. Perché conoscere il lavoro dei grandi maestri significa trovare gli strumenti per avere il coraggio di inventare qualcosa di nuovo. E farlo a Torino, per decenni uno dei grandi centri mondiali del car design, rende tutto ancora più significativo.

Vedere queste automobili dal vivo cambia tutto
Noi di Top Gear Italia abbiamo avuto la fortuna di farlo al Salone Auto Torino 2026 e iniziative come quella organizzata da ASI meritano di essere celebrate.
Perché vedere da vicino una Runabout, una Rainbow, una Miura o una Countach non significa soltanto ammirare una bella automobile.
Significa scoprire dettagli che in fotografia quasi scompaiono, osservare realmente le proporzioni, capire quanto fossero radicali determinate idee e provare a entrare nella testa di chi, molti decenni fa, ebbe il coraggio di immaginarle.
E dopo aver ascoltato Michael Robinson raccontare dei ragazzi con cui lavora oggi, viene naturale pensare che il valore della Collezione ASI Bertone non risieda soltanto in ciò che custodisce.
Risiede anche in ciò che può ancora insegnare e ispirare. Dopotutto è proprio questo che fanno le grandi automobili: attraversano le epoche senza smettere di parlare alle persone.
E magari, da qualche parte, un giovane designer che oggi osserva per la prima volta una Runabout, una Stratos Zero, una Miura o una Countach sta già immaginando l’automobile che tra vent’anni saremo noi a guardare chiedendoci: ma come diavolo gli è venuta in mente?
Foto: Giulia Catania, Archivio Sprea, Redazione TGI.
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