Nel panorama sempre più affollato delle supercar contemporanee, dominate da numeri estremi, schermi ovunque e prestazioni spesso disconnesse dal piacere reale di guida, la Bertone Runabout 2026 sceglie una strada diversa. Non punta sulla spettacolarizzazione tecnologica, ma su un’idea precisa: riportare al centro il rapporto diretto tra uomo, macchina e strada.
Il progetto nasce dalla reinterpretazione moderna del celebre concept Runabout del 1969, una delle espressioni più libere e sperimentali della storia Bertone. Oggi, quella visione viene riletta con strumenti contemporanei, senza trasformarsi in una semplice operazione nostalgica. Il risultato è una sportiva compatta, leggera e fortemente identitaria, che rifiuta le scorciatoie stilistiche per costruire una personalità autentica.
La prima impressione è chiara: la Runabout non cerca di piacere a tutti. Le proporzioni sono compatte, la silhouette è tesa, il profilo a cuneo domina l’intera architettura. Ogni superficie sembra disegnata per avere una funzione precisa, senza concessioni decorative. È un’auto che comunica disciplina progettuale prima ancora che aggressività.
Al centro del progetto c’è l’idea di coinvolgimento meccanico. Il motore V6 3.5 litri supercharged da 475 CV, abbinato esclusivamente al cambio manuale a sei rapporti, rappresenta una scelta controcorrente in un’epoca dominata da doppie frizioni e sistemi automatizzati. Bertone non insegue il tempo sul giro fine a sé stesso, ma punta su una guida fatta di sensibilità, controllo e partecipazione attiva.
Bertone Runabout 2026: un’auto analogica nell’era digitale

La filosofia della Runabout emerge in modo ancora più evidente osservando l’abitacolo. Qui non c’è spazio per display multipli, scenografie luminose o interfacce invasive. L’ambiente è costruito attorno al guidatore, con una struttura ispirata al mondo nautico, materiali a vista e comandi fisici.
Il protagonista è un unico strumento digitale centrale, affiancato da una leva del cambio con griglia metallica e da componenti meccanici volutamente esposti. È una dichiarazione d’intenti: questa è un’auto da guidare, non da configurare tramite menu.
La posizione di guida è bassa, raccolta, immersiva. Sedili in carbonio, alluminio lavorato e pelle artigianale contribuiscono a creare un ambiente che privilegia il contatto diretto con la vettura. Non c’è lusso ostentato, ma una cura maniacale per ciò che serve davvero durante la guida.
Dal punto di vista tecnico, il telaio in alluminio bonded e la carrozzeria in fibra di carbonio permettono di contenere il peso attorno ai 1.050 kg, un valore sempre più raro in questa categoria. Il risultato è un rapporto peso/potenza da vera sportiva analogica, con uno 0-100 km/h in 4,1 secondi e una velocità massima di 270 km/h.
Le sospensioni a doppio braccio oscillante regolabili e l’impianto frenante maggiorato confermano l’approccio orientato alla guida reale, non solo alle schede tecniche.

La Runabout viene proposta in due configurazioni: Barchetta, completamente aperta, e Targa, con tetto rimovibile. Due interpretazioni diverse dello stesso concetto, entrambe coerenti con l’idea di libertà e leggerezza che caratterizza il progetto.
La produzione sarà limitata a soli 25 esemplari, assemblati artigianalmente e personalizzabili in ogni dettaglio attraverso il Centro Stile Bertone. Il prezzo di partenza, superiore ai 390.000 euro, colloca il modello in una nicchia esclusiva, ma coerente con la filosofia del coachbuilding contemporaneo.
Bertone Runabout 2026 non è un’auto per chi cerca l’ultimo record o l’ennesimo status symbol. È una scelta per chi crede ancora che la sportività sia fatta di sensazioni, equilibrio e dialogo meccanico.
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