Evangelum: la hypercar disegnata da due giovani designer a Torino

Evangelum è il progetto di Azeria Studios per DEUS Automobiles. Dietro la hypercar ci sono due giovani designer formati a Torino, Leary Estrada e Vladimir Pavlov.

Chi dice che il design dell’automobile sia finito, forse, si sbaglia. E la Evangelum, hypercar sviluppata da Azeria Studios per DEUS Automobiles, ci offre un buon pretesto per parlarne.

Negli anni ho avuto la fortuna di coltivare rapporti con diverse personalità di questo mondo: designer affermati, professionisti che hanno disegnato alcune delle automobili che conosciamo bene e, soprattutto, ragazzi che stanno cercando di costruirsi un posto in un settore diventato tremendamente difficile.

Per questo, quando arriva il messaggio di uno di loro, tendo sempre ad aprirlo con una certa curiosità.

Non perché ogni progetto realizzato da un giovane designer debba necessariamente essere considerato straordinario. Sarebbe un approccio paternalistico e, probabilmente, persino controproducente. Ma perché se questi lavori non vengono osservati, discussi, raccontati e persino criticati, rischiamo di perdere proprio quella palestra culturale dalla quale sono sempre nate le idee migliori.

Il design, dopotutto, non è soltanto la ricerca del “bello”. Philippe Daverio amava provocare sostenendo che il bello, in fondo, non esiste. Il nostro gusto è figlio dell’epoca nella quale viviamo, dell’ambiente che ci circonda, delle contaminazioni culturali e persino del Paese nel quale siamo cresciuti.

Probabilmente è proprio questo il motivo per cui il design continua a cambiare. E per cui vale ancora la pena sperimentare.

Azeria Studios Deus Automobiles Evangelum

Da Los Angeles e dalla Bulgaria, passando per Torino

La storia della Evangelum passa da Torino e da due giovani designer: Leary Estrada e Vladimir Pavlov.

Il primo è nato a Los Angeles, il secondo arriva dalla Bulgaria. Si sono incontrati in Italia studiando Transportation Design allo IAAD di Torino e, terminato il percorso universitario, hanno deciso di fondare Azeria Studios, studio indipendente con base operativa a Torino e sede legale a Como.

Estrada ricopre il ruolo di CEO e Creative Director e concentra il proprio lavoro soprattutto su design strategy, brand identity ed exterior design; Pavlov è invece Design Director, con un’impostazione maggiormente orientata allo sviluppo delle forme, al surfacing e alla risoluzione dei problemi progettuali.

Già questo racconta qualcosa del loro approccio. Azeria non vuole occuparsi esclusivamente di “disegnare automobili”, ma tenta di mettere insieme automotive design, product design, branding e storytelling. L’idea è che l’identità di un’automobile non cominci dalla carrozzeria e non finisca con un logo incollato sul cofano.

Ed è proprio qui che entra in scena Evangelum.

Azeria Studios Deus Automobiles Evangelum

Non volevano semplicemente disegnare un’altra hypercar

Quando Azeria Studios è entrata in contatto con DEUS Automobiles, Estrada e Pavlov raccontano di essersi posti una domanda prima ancora di iniziare a tracciare le linee dell’auto: “se togliessimo il logo, qualcuno riuscirebbe comunque a riconoscerla come una DEUS?

È una domanda meno banale di quanto sembri.

Perché una delle difficoltà delle giovani Case automobilistiche – specialmente in quell’affollatissimo universo di hypercar nate negli ultimi anni – consiste proprio nella costruzione di un’identità. Fare qualcosa di spettacolare è relativamente semplice. Fare qualcosa di riconoscibile lo è molto meno.

Il lavoro di Azeria non si è quindi limitato alla carrozzeria della Evangelum. Lo studio è stato coinvolto anche nel rebranding di DEUS e nello sviluppo di un nuovo linguaggio stilistico destinato al marchio. Automobile e identità visiva sono state sviluppate parallelamente.

Una scelta interessante, almeno dal punto di vista metodologico: la vettura viene trattata come un’estensione naturale dell’azienda che rappresenta, invece che come un oggetto indipendente sul quale applicare successivamente stemmi e grafica.

Azeria Studios Deus Automobiles Evangelum

Una hypercar che guarda alle cattedrali gotiche

Poi c’è naturalmente l’automobile. E qui le cose diventano decisamente più curiose.

Una delle principali fonti d’ispirazione utilizzate per Evangelum è infatti l’architettura gotica.

Tranquilli: nessuno ha cercato di mettere Notre-Dame su quattro ruote. L’obiettivo dichiarato era piuttosto quello di riprodurre una contraddizione tipica delle grandi architetture gotiche: edifici monumentali, pesanti e imponenti che, grazie a proporzioni, aperture e verticalità, riescono contemporaneamente a trasmettere una sorprendente sensazione di leggerezza.

Sul corpo vettura questo principio viene tradotto alternando volumi scultorei molto marcati e grandi spazi negativi, cercando di ottenere tensione visiva senza trasformare l’automobile in una massa compatta.

È un esercizio interessante perché non tenta di riprodurre letteralmente un riferimento storico. Piuttosto ne prende alcuni principi compositivi e prova a trasferirli nel linguaggio contemporaneo dell’automobile.

Che poi il risultato piaccia oppure no è un altro discorso. E, probabilmente, è proprio questo il punto.

Azeria Studios Deus Automobiles Evangelum

Il chiaroscuro non serve soltanto per fare bei render

Un altro concetto centrale nel progetto è quello del chiaroscuro.

Nel mondo del car design digitale potrebbe sembrare semplicemente un modo elegante per illuminare un render e renderlo più drammatico. Azeria sostiene invece di averlo utilizzato come vero strumento progettuale.

Ogni superficie acquista forza grazie all’ombra che le sta accanto. Masse positive e spazi vuoti lavorano insieme per enfatizzare profondità e proporzioni.

È una filosofia che sulla Evangelum trova per la prima volta applicazione su un’intera carrozzeria e che dovrebbe diventare uno degli elementi caratterizzanti del linguaggio di Azeria Studios.

Sulla carta tutto molto affascinante. Naturalmente, come sempre accade nel design automobilistico, il passaggio realmente complicato arriverà quando queste idee dovranno convivere con aerodinamica, packaging, omologazione, raffreddamento, ergonomia e produzione.

Perché un’automobile, fortunatamente, rimane un oggetto terribilmente più complesso di un’immagine.

Azeria Studios Deus Automobiles Evangelum

Dal monitor alla realtà

Ed è proprio qui che la storia della Evangelum diventa più interessante.

Secondo i documenti presentati da Azeria Studios, il progetto ha infatti superato la fase puramente digitale e sta entrando nello sviluppo del prototipo, mentre DEUS Automobiles starebbe pianificando una produzione estremamente limitata di 30 vetture.

È un passaggio importante. Negli ultimi anni internet si è riempito di concept virtuali, esercizi di stile e reinterpretazioni più o meno credibili delle automobili del passato. Alcuni sono realizzati magnificamente, ma inevitabilmente rimangono confinati nello spazio bidimensionale di uno schermo.

Portare invece un progetto verso un prototipo significa confrontarsi con una realtà molto meno accomodante.

Le superfici che funzionano perfettamente in un render devono funzionare anche sotto la luce naturale. Le proporzioni devono resistere alla scala reale. Le prese d’aria devono possibilmente prendere aria. E le ruote, dettaglio spesso dimenticato da parecchi concept digitali, devono anche potersi muovere.

È lì che il design smette di essere rappresentazione e torna a essere progetto.

Azeria Studios Deus Automobiles Evangelum

Forse il design dell’auto non è morto

Evangelum è il primo grande progetto automobilistico di Azeria Studios e, comprensibilmente, Estrada e Pavlov lo considerano l’inizio del proprio percorso professionale. L’obiettivo dichiarato è entrare a far parte di quella che definiscono la prossima generazione del design italiano, senza limitarsi a replicare formule già esistenti.

È presto per sapere dove li porterà questa strada. Ed è altrettanto presto per stabilire se la Evangelum riuscirà davvero a costruire quell’identità immediatamente riconoscibile alla quale aspirano i suoi designer.

Ma forse non è nemmeno questa la parte più importante della storia.

In un momento nel quale l’automobile viene spesso raccontata esclusivamente attraverso kilowattora, software, autonomie, ADAS e piattaforme condivise, sapere che ci sono ancora ragazzi disposti a trasferirsi da Los Angeles o dalla Bulgaria a Torino per studiare Transportation Design, fondare un piccolo studio e passare ore a discutere di proporzioni, luce, ombra e volumi è già una buona notizia.

Non perché il futuro debba necessariamente assomigliare alla Evangelum. Ma perché abbiamo ancora bisogno di qualcuno disposto a provare a immaginarlo.

E possibilmente anche a sbagliare. Perché senza sperimentazione, tentativi e qualche idea discutibile, il design automobilistico avrebbe davvero un problema.

Finché invece continueranno a esserci giovani designer desiderosi di mettere in discussione quello che esiste, forse possiamo rimandarne ancora un po’ il funerale.

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