Settembre significa ritorno a scuola, università, nuovi corsi e, inevitabilmente, una domanda che prima o poi arriva per migliaia di ragazzi: cosa voglio fare da grande?
Per chi ama le automobili, la risposta potrebbe essere molto meno scontata di quanto sembri. Perché lavorare nell’automotive oggi non significa necessariamente progettare un motore, disegnare una carrozzeria o mettere le mani dentro un’officina. Tutte professioni che continuano ad avere un ruolo fondamentale, certo, ma attorno alle quali sta crescendo un ecosistema molto più vasto.
Software, elettronica, intelligenza artificiale, analisi dei dati, mobilità elettrica, sistemi ADAS, marketing, vendite e customer experience stanno trasformando profondamente un settore che, nel giro di pochi anni, ha iniziato a cercare competenze molto diverse rispetto al passato.
E per la Generazione Z potrebbe essere una grande opportunità.

Non basta più trovare un lavoro
A raccontarlo è l’ultimo studio dell’Osservatorio di Methodos Consulting, società specializzata nella consulenza HR per il settore automotive, che ha analizzato aspettative, motivazioni e ambizioni professionali dei più giovani.
Ne emerge un quadro piuttosto distante da alcuni degli stereotipi che spesso accompagnano la Gen Z. I ragazzi non sembrano interessati semplicemente a trovare un posto di lavoro, quanto piuttosto a costruire un vero progetto professionale.
Cercano aziende disposte a investire sulla formazione, percorsi di crescita comprensibili e ambienti nei quali il merito venga riconosciuto. La stabilità economica rimane importante, naturalmente, ma diventa una condizione di partenza piuttosto che l’unico elemento sul quale basare una scelta.
C’è poi un altro aspetto interessante. Secondo l’Osservatorio, molti giovani tra i 18 e i 24 anni sarebbero disposti a trasferirsi in un’altra città o addirittura all’estero pur di cogliere un’opportunità coerente con le proprie aspirazioni.
Sono ragazzi spesso ancora alla ricerca della prima esperienza professionale strutturata, con competenze inevitabilmente da consolidare, ma caratterizzati da una forte predisposizione all’apprendimento e al lavoro di squadra. Non a caso, tra le espressioni che ricorrono maggiormente troviamo “mettersi in gioco”, “crescere” e “fare esperienza”.

L’automotive non è più soltanto meccanica
Ed è proprio qui che l’industria dell’auto può diventare particolarmente interessante.
L’automobile sta attraversando una delle trasformazioni tecnologiche più profonde della propria storia. Elettrificazione, digitalizzazione e connettività stanno cambiando le vetture, ma anche il modo in cui vengono progettate, costruite, vendute e assistite.
Alle professionalità tradizionali si stanno quindi affiancando figure specializzate nei software di bordo, sistemi di guida assistita, analisi dei dati, elettronica e mobilità elettrica.
Per entrare nel settore, di conseguenza, non esiste più un’unica strada.
L’ingegneria meccanica rimane naturalmente centrale, ma oggi possono aprire le porte dell’automotive anche percorsi di ingegneria elettronica e meccatronica, informatica, data science e intelligenza artificiale, oltre alle lauree economiche e di marketing orientate al mondo industriale.
Senza dimenticare gli ITS – Istituti Tecnologici Superiori, diventati una delle vie più interessanti per acquisire competenze tecniche specialistiche e avvicinarsi rapidamente alle professionalità richieste dalle imprese.

Quali saranno le professioni automotive più richieste?
Secondo Methodos Consulting, tra le figure destinate ad assumere un’importanza crescente troviamo meccatronici e tecnici specializzati, Software Engineer, esperti di mobilità elettrica, tecnici ADAS e dei sistemi di guida assistita, Data Analyst, Product Specialist, Aftersales Manager e consulenti commerciali dotati di competenze digitali.
Un elenco che permette di capire quanto sia cambiato il settore.
La trasformazione, però, non riguarda solamente ciò che si sa fare. Le aziende stanno attribuendo sempre maggiore importanza anche alle cosiddette soft skill: comunicazione, capacità di adattamento, empatia, spirito d’iniziativa e disponibilità all’apprendimento continuo.
“L’Osservatorio conferma che la Generazione Z non cerca semplicemente un’occupazione, ma un contesto nel quale poter crescere professionalmente”, spiega Silvia Guidolin, HR Manager di Methodos Consulting.
Secondo Guidolin, proprio per questo motivo le imprese dovranno investire sempre di più in formazione, mentoring e percorsi di carriera chiari. Anche il modo di comunicare con i potenziali candidati è destinato a cambiare: i giovani cercano informazioni prevalentemente attraverso piattaforme digitali e social media e prediligono contenuti capaci di mostrare in maniera autentica cosa significhi realmente lavorare all’interno di un’azienda.

La tecnologia da sola non basta
C’è infine una questione che riguarda direttamente il futuro dell’intera industria.
“L’automotive sta vivendo una trasformazione senza precedenti. Il vero vantaggio competitivo non sarà soltanto la tecnologia, ma la capacità delle aziende di attrarre, formare e trattenere le persone”, sottolinea Dromo Faffa, CEO & Founder di Methodos Consulting.
Perché puoi sviluppare piattaforme elettriche, software sempre più sofisticati e sistemi di intelligenza artificiale. Ma qualcuno dovrà comunque immaginarli, progettarli, migliorarli, raccontarli e, naturalmente, venderli.
Ed è forse questo il messaggio più interessante per chi oggi sta scegliendo una scuola, un ITS o un percorso universitario: l’automotive ha ancora bisogno di giovani.
Magari non lavoreranno tutti attorno a un motore aperto su un banco da officina come potevamo immaginare qualche decennio fa. Alcuni scriveranno codice, altri analizzeranno milioni di dati, progetteranno sistemi elettronici, studieranno nuovi servizi di mobilità oppure cercheranno il modo migliore per raccontare e vendere un’automobile.
Il settore cambia. Le professioni cambiano con lui. Ma curiosità, competenza e, perché no, passione per l’auto, possono ancora essere un ottimo punto di partenza.
Immagini: contenuti visivi realizzati anche con strumenti di generazione automatica (AI).
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