Ci piace pensare che l’automobile italiana non sia soltanto quella dei grandi nomi stampati sui libri di storia. Ferrari, Lamborghini, Maserati, Alfa Romeo, Lancia. Marchi che hanno costruito un immaginario e che continuano, ognuno a modo proprio, ad alimentarlo. Ma la vera forza della nostra cultura automobilistica è sempre stata anche un’altra: la capacità di far nascere qualcosa di straordinario da realtà piccole, da officine, carrozzerie, reparti corse e aziende guidate prima di tutto da un’idea.
Ed è forse proprio per questo che la storia di Kimera Automobili ci piace così tanto.
Perché è italianissima, piemontese, giovane e ostinatamente innamorata dell’automobile. Non si limita a celebrare ciò che eravamo, ma prova a capire cosa possiamo ancora diventare. E soprattutto dimostra che, anche nel 2026, in Italia si possono progettare e costruire automobili capaci di attraversare l’Atlantico e farsi guardare con attenzione nel luogo dove si ritrovano alcuni dei collezionisti più importanti del pianeta.
Quel luogo è Monterey. E Kimera dalla California è tornata con qualcosa di più importante di una bella serie di fotografie sul Pacifico.

Kimera porta tutta la sua storia a Monterey
La Monterey Car Week è un palcoscenico piuttosto particolare. Qui non basta presentarsi con molti cavalli, una carrozzeria in carbonio e una tiratura limitata per conquistare l’attenzione.
A giudicare le automobili ci sono esperti, designer, collezionisti e soprattutto persone che hanno visto praticamente tutto ciò che il mondo dell’auto può offrire. Gente con una propria idea – spesso molto precisa – di bellezza, autenticità e valore.
Kimera si è presentata per la prima volta con l’intera evoluzione della propria storia industriale: EVO37, EVO38 e K39.
Tre automobili che raccontano, una accanto all’altra, quanto velocemente sia cresciuta l’azienda fondata da Luca Betti.
La EVO37 rappresenta l’origine: la reinterpretazione moderna di una certa idea italiana di auto da rally, trasformata in qualcosa di nuovo senza nasconderne le radici.
La EVO38 evolve quella formula introducendo la trazione integrale e ampliando ulteriormente il progetto. Poi c’è lei.
La K39. Ed è probabilmente proprio qui che cambia tutto.

La K39 non vuole più reinterpretare il passato
Se EVO37 ed EVO38 partono da una memoria automobilistica chiaramente riconoscibile, la K39 rappresenta il momento nel quale Kimera decide di camminare definitivamente con le proprie gambe.
È infatti il primo modello interamente concepito e progettato da Kimera Automobili.
Una dichiarazione d’indipendenza, se vogliamo. La K39 era arrivata negli Stati Uniti dopo un tour che l’aveva già portata in alcuni dei luoghi sacri dell’automobile: Villa d’Este, Aurora, Le Mans Classic e Goodwood.
Ma Monterey rappresentava probabilmente l’esame più interessante. E la risposta è arrivata a The Quail, dove la K39 si è aggiudicata il duPont REGISTRY Award come miglior car design della manifestazione. Non male per un costruttore nato appena cinque anni fa.

Pacific Silver, pelle Cognac e quel carbonio blu
Per l’occasione Kimera ha scelto anche una configurazione completamente nuova.
La carrozzeria della K39 è stata realizzata in Pacific Silver, una tonalità caratterizzata da riflessi cromati, abbinata a interni rivestiti in Golden Cognac Leather.
Il carbonio a vista è invece rifinito con una verniciatura Candy Ink Blue.
Sulla carta potrebbe sembrare una combinazione piuttosto elaborata. Dal vivo, invece, l’obiettivo è stato esattamente l’opposto: trovare un equilibrio capace di valorizzare le forme della vettura senza trasformarla in un esercizio di esibizionismo.
E a quanto pare ha funzionato. Durante la settimana californiana la K39 è diventata una delle automobili più fotografate e osservate della manifestazione, attirando l’attenzione di pubblico, giornalisti, addetti ai lavori e soprattutto collezionisti.
Dopo The Quail ha partecipato al Rolex Gathering, è apparsa a Exotics on Broadway e al Monterey Motorsports Festival, arrivando infine sul prato di Pebble Beach alla vigilia del celebre Concours d’Elegance.

Ma il premio più importante è un altro
Un trofeo fa piacere. Specialmente quando premia il design.
Ma per un costruttore esiste un verdetto decisamente più concreto: qualcuno che decide di comprare l’automobile. Ed è probabilmente questo il risultato più importante ottenuto da Kimera durante la settimana di Monterey.
Gli incontri con clienti, dealer, partner e collezionisti internazionali hanno permesso a molti potenziali acquirenti, che fino a quel momento avevano seguito il progetto a distanza, di vedere finalmente le vetture dal vivo.
Il risultato? K39, EVO38 ed EVO38 Collezione Martini sono completamente assegnate.
Tre sold out che raccontano forse meglio di qualsiasi premio quanto sia cambiata la dimensione del progetto Kimera. La EVO37, intanto, ha concluso a Goodwood il proprio programma produttivo. La produzione della EVO38 è ormai pienamente avviata, mentre la K39 sta affrontando le ultime attività di validazione.
L’avvio della produzione della nuova hypercar è previsto per la primavera del 2027, seguito dalle prime consegne ai clienti.

Luca Betti: “Le auto speciali non devono essere tutto per tutti”
Luca Betti, Founder e CEO di Kimera Automobili, ha sintetizzato così il significato della trasferta americana: “Monterey ci ha ricordato che ci sono automobili speciali che non devono necessariamente cercare compromessi o provare ad essere tutto per tutti; ma devono avere sostanza per farsi riconoscere, una precisa identità per distinguersi e abbastanza carattere per restare nella memoria. Devono colpire al primo sguardo e continuare a parlare e far viaggiare nel tempo”.
Betti ha poi sottolineato il valore del riconoscimento ricevuto dalla K39, ma soprattutto quello della fiducia dimostrata dai clienti: “Il premio ricevuto dalla K39 ci rende fortemente orgogliosi; ancora di più, però, ci emoziona la fiducia di chi ha scelto di acquistarla prima ancora di poterla guidare. È una responsabilità che sentiamo profondamente e che ci accompagnerà in ogni fase del suo sviluppo”.
Ed è difficile dargli torto. Comprare un’automobile prima ancora di poterla guidare significa acquistare qualcosa di più di cavalli, prestazioni o materiali pregiati. Significa comprare un’idea.

Da Monterey al resto del mondo
Il viaggio, infatti, non è finito.
Kimera continuerà il proprio calendario internazionale partecipando a The Bridge negli Hamptons, allo Zoute Grand Prix in Belgio, a Pastejé in Messico, al Concours at Wynn Las Vegas e successivamente a Retromobile New York.
La K39 continuerà così il proprio tour mentre lo sviluppo tecnico procederà verso la produzione. Parallelamente, EVO38 e K39 aprono una fase completamente nuova per l’azienda piemontese: due programmi differenti portati avanti contemporaneamente, ma accomunati dalla stessa volontà di interpretare in maniera moderna la cultura italiana dell’automobile sportiva.

Piccola Kimera, ormai sei diventata grande
Forse è proprio questo il punto.
Cinque anni fa Kimera era soprattutto una splendida provocazione: prendere uno dei capitoli più affascinanti del motorsport italiano e chiedersi cosa sarebbe potuto diventare se quella storia non si fosse mai interrotta.
Oggi il discorso è diverso. La K39 non è la reinterpretazione di qualcosa che conoscevamo già. È una Kimera. Punto.
E vederla premiata a Monterey, circondata da alcune delle automobili più importanti e costose del mondo, mentre clienti internazionali scelgono di acquistarla ancora prima di poterla guidare, dice parecchio sulla strada percorsa dall’azienda piemontese.
Soprattutto dice qualcosa che, da italiani e appassionati di automobili, fa piacere constatare: la nostra industria automobilistica non vive soltanto della propria straordinaria storia.

Da qualche parte in Piemonte c’è ancora qualcuno disposto a disegnare, progettare, costruire e rischiare per scriverne un pezzo nuovo.
E in un momento storico nel quale l’automobile sembra troppo spesso costretta a spiegare perché dovrebbe ancora emozionarci, realtà come Kimera rappresentano una bella risposta.
Perché il passato è importante. Va conosciuto, rispettato e, quando merita, celebrato.
Ma la migliore automobile? Quella, come insegnavano alcuni grandi uomini dell’automobile italiana, deve ancora essere costruita.
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