Quando debutta il 10 marzo 1966 al Salone di Ginevra, la Lamborghini Miura non è semplicemente una nuova automobile. È una rivoluzione. Con il suo motore V12 centrale montato trasversalmente, un’architettura ispirata direttamente al motorsport e una carrozzeria firmata Bertone, ridefinisce completamente ciò che un’auto stradale ad alte prestazioni può essere.
Non è soltanto un altro modello Lamborghini. È una dichiarazione d’intenti. Terza vettura della giovane Casa di Sant’Agata Bolognese, presentata appena tre anni dopo la fondazione del marchio, la Miura stabilisce valori destinati a diventare parte integrante del DNA Lamborghini: coraggio oltre le convenzioni, innovazione senza compromessi e design emozionale.
Con la Miura nasce di fatto il concetto moderno di supercar a motore centrale, destinato a influenzare l’intera industria automobilistica.
A sessant’anni dal debutto, la Miura resta un’icona di ingegneria visionaria, radicalità tecnica e design senza tempo. Il suo V12 arriva a erogare fino a 385 CV, spingendo l’auto a oltre 290 km/h, rendendola all’epoca l’auto di serie più veloce al mondo.
La nascita di una rivoluzione

Nel 1963 Ferruccio Lamborghini fonda Automobili Lamborghini con l’obiettivo di creare gran turismo capaci di competere con Ferrari. Dopo il debutto della 350 GT, il fondatore immagina una vettura ancora più audace.
Da questa ambizione nasce la Miura.
Un gruppo di giovani ingegneri guidato da Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani, insieme al pilota collaudatore Bob Wallace, sviluppa quasi clandestinamente un progetto rivoluzionario: una supercar con motore centrale V12.
Il propulsore è un 3.929 cc con bancate a 60°, quattro alberi a camme e carburatori Weber. Una soluzione estremamente avanzata per l’epoca, con l’albero motore che ruota addirittura in senso antiorario.
Nel 1965 Lamborghini presenta al Salone di Torino il telaio del progetto P400 (Progetto L105). È verniciato in nero opaco e mostra chiaramente il motore montato dietro l’abitacolo. Lo chassis, leggerissimo, pesa appena 120 kg.
L’effetto sul pubblico è clamoroso.
L’incontro con Bertone e il design di Marcello Gandini

Per vestire quel telaio rivoluzionario entra in scena Nuccio Bertone, che affida il design al giovane Marcello Gandini.
Il risultato è una delle carrozzerie più iconiche della storia dell’automobile.
La Miura è bassissima (105 cm di altezza), larga e sensuale. I suoi elementi stilistici diventano immediatamente leggendari:
- fari a scomparsa con le celebri “ciglia”
- prese d’aria dietro le porte
- silhouette estremamente bassa e aggressiva
- griglie e superfici lamellari per la ventilazione del V12
Con una lunghezza di appena 4,36 metri, la Miura è compatta ma visivamente potentissima. Ancora oggi il suo design è considerato tra i più influenti nella storia dell’automobile.
Lamborghini introduce anche una gamma cromatica audace e personalizzabile, con colori come Arancio Miura, Giallo Fly, Rosso Miura, Verde Miura e Azzurro Mexico.
Il V12 Lamborghini: cuore e anima della Miura

Il motore della Miura è molto più di un semplice propulsore: è il cuore del marchio Lamborghini.
Il V12 da 3,9 litri rappresenta una delle architetture più avanzate dell’epoca. Nelle varie evoluzioni della vettura raggiunge:
- 350 CV nella Miura P400
- 370 CV nella Miura P400 S
- 385 CV nella Miura P400 SV
La P400 accelera da 0 a 100 km/h in 6,7 secondi e raggiunge 280 km/h, mentre la versione SV supera i 290 km/h.
Motore, trasmissione e differenziale condividono inizialmente lo stesso sistema di lubrificazione, una soluzione tecnica compatta ma complessa che verrà evoluta nelle versioni successive.
La Miura offre un’esperienza di guida completamente analogica: niente servosterzo, niente elettronica, solo connessione diretta tra pilota e macchina.
Il sound del V12 diventa talmente iconico da conquistare anche il cinema, comparendo nella celebre scena iniziale del film The Italian Job (1969).
Produzione e versioni della Lamborghini Miura

Tra 1966 e 1973 Lamborghini costruisce 763 esemplari di Miura, un numero straordinario per una supercar dell’epoca.
La prima vettura di serie viene consegnata a Milano il 29 dicembre 1966.
Lamborghini Miura P400 (1966–1969)

- V12 3.9 litri
- 350 CV
- 0-100 km/h: 6,7 s
- Velocità massima: 280 km/h
- Peso: 945 kg
È la Miura originale, oggi una delle Lamborghini più rare e ricercate.
Lamborghini Miura P400 S (1968–1971)

- 370 CV
- assetto aggiornato
- interni più raffinati
- alzacristalli elettrici e optional climatizzatore
Mantiene lo spirito della P400 ma introduce maggiore comfort.
Lamborghini Miura P400 SV (1971–1973)

- 385 CV
- velocità massima oltre 290 km/h
- lubrificazione separata per motore e trasmissione
- carreggiata posteriore più larga
È la versione definitiva della Miura e la più prestazionale.
Le Miura speciali e i modelli unici

Oltre alle versioni di serie, esistono almeno 10 Miura speciali o prototipi.
Tra le più celebri:
Miura Roadster (1968)
Un esemplare unico realizzato da Bertone, con carrozzeria aperta e dettagli esclusivi.
Nel 2006 Lamborghini ha inoltre presentato la Miura Concept, disegnata da Walter De Silva, reinterpretazione moderna della supercar originale.
L’eredità della Miura

La Miura non è soltanto un’auto leggendaria. È la vettura che ha definito il futuro Lamborghini.
La sua eredità vive nei modelli successivi:
- Countach
- Diablo
- Murciélago
- Aventador
- Revuelto
Oggi molti esemplari vengono restaurati e certificati dal Lamborghini Polo Storico, il reparto dedicato alla conservazione delle vetture classiche del marchio.
Nel 2026 Lamborghini celebra i 60 anni della Miura con eventi internazionali e un tour speciale organizzato dal Polo Storico tra il 6 e il 10 maggio nel Nord Italia.
Come ha dichiarato Stephan Winkelmann, Chairman e CEO Lamborghini:
“La Miura ha cambiato il corso della storia dell’automobile. Con la sua architettura rivoluzionaria, il design mozzafiato e prestazioni senza compromessi ha definito il concetto stesso di supercar”.
Sessant’anni dopo il suo debutto, la Miura non è solo una leggenda. È il punto di partenza di tutto ciò che oggi chiamiamo supercar Lamborghini.








