
C’è qualcosa di ironico nel vedere Lunaz, azienda diventata celebre per l’elettrificazione di classiche britanniche, presentare una nuova Aston Martin DB6 con un grande motore a benzina sotto il cofano. Eppure è proprio così: per la sua 50ª commissione, la società con base a Silverstone inaugura una nuova fase riportando in primo piano il sei cilindri in linea.
Le precedenti Aston Martin DB6 firmate Lunaz erano state convertite all’elettrico. Questa volta, invece, la scelta è opposta: niente batterie al posto del serbatoio, ma un’evoluzione sostanziale del motore originale.
Lunaz Aston Martin DB6: da 4.0 a 5.0 litri

La DB6 di partenza montava un 4.0 litri sei cilindri in linea da circa 282 CV. Nella reinterpretazione Lunaz, l’unità cresce fino a 5,0 litri, con una potenza dichiarata di 350 CV. Un incremento significativo che cambia il carattere della vettura pur mantenendo la configurazione meccanica classica.
Non si tratta solo di cavalli in più. L’azienda ha aggiornato sospensioni, impianto frenante e sterzo, lavorando sull’assetto per adeguarlo alle nuove prestazioni. La carrozzeria è stata rivisitata con archi passaruota scolpiti e dettagli su richiesta del cliente, tra cui una verniciatura verde personalizzata e accenti in oro satinato.
L’abitacolo riflette la stessa filosofia di restomod di alta gamma: comandi in finitura argento, inserti in madreperla, cashmere, suede e pelle, con un livello di artigianalità coerente con la tradizione Aston Martin reinterpretata in chiave contemporanea.
Una nuova fase per Lunaz

Negli ultimi anni Lunaz aveva ampliato le proprie ambizioni anche verso l’elettrificazione di veicoli commerciali, progetto poi ridimensionato. Questa DB6 da 5,0 litri segna quello che l’azienda definisce un “nuovo capitolo”: un approccio dichiaratamente powertrain-agnostic, aperto sia ai motori elettrici sia ai propulsori termici.
Per il fondatore David Lorenz, questa 50ª commissione rappresenta un momento simbolico: la prima realizzazione a benzina che sfrutta il know-how tecnico sviluppato anche grazie a competenze derivate dall’esperienza in Formula 1.
La produzione sarà limitata a un numero ristretto di esemplari “First Edition”. Non una conversione nostalgica, ma una reinterpretazione che dimostra come, anche nel mondo del restomod di altissimo livello, il motore a combustione possa ancora avere un ruolo centrale – accanto, e non necessariamente contro, l’elettrificazione.
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