Le competenze tecniche sono fondamentali per superare l’esame della patente, ma da sole potrebbero non bastare. Secondo uno studio svolto in Inghilterra da Young Driver, organizzazione specializzata nella formazione automobilistica dei ragazzi con meno di 17 anni, il 73% dei candidati bocciati al primo tentativo avrebbe fallito soprattutto per il nervosismo e la mancanza di fiducia, più che per una reale impreparazione tecnica.
Una ricerca nata nel particolare contesto britannico, dove in oltre la metà dei centri d’esame i tempi di attesa possono sfiorare i sei mesi. Per paura di dover aspettare troppo, molti giovani prenotano la prova pratica con largo anticipo, correndo però il rischio di presentarsi prima di essere davvero pronti.
Sebbene le modalità per ottenere la patente siano differenti, il tema riguarda da vicino anche l’Italia. Preparare i guidatori del futuro non significa soltanto insegnare loro a controllare l’automobile, ma anche aiutarli a gestire l’ansia, riconoscere i pericoli e sviluppare maggiore consapevolezza.

Esame della patente: il problema è anche la fiducia
La ricerca di Young Driver ha coinvolto gli istruttori di guida dell’organizzazione. L’89% ha dichiarato di avere seguito allievi tecnicamente preparati che, con ogni probabilità, si sarebbero lasciati sopraffare dall’emozione durante l’esame.
Il 65% degli istruttori ha inoltre affermato che, in alcuni casi, erano gli stessi ragazzi o i loro genitori a spingere per prenotare la prova prima di aver raggiunto una preparazione adeguata. Soltanto il 2%, invece, ritiene che l’eccessiva sicurezza abbia contribuito alla bocciatura dei propri studenti.
«Avere il giusto livello di fiducia durante l’esame è fondamentale», ha spiegato Ian Mulingani, amministratore delegato di Young Driver. «Unito alle corrette capacità tecniche, fornisce gli strumenti necessari per superare la prova al primo tentativo. Una formazione iniziata prima dei 17 anni rafforza questa sicurezza e contribuisce a creare guidatori più prudenti».

Imparare a guidare prima dei 17 anni
Young Driver propone un modello particolare: permettere ai ragazzi di avvicinarsi alla guida molto prima dell’età prevista per la patente, sempre all’interno di spazi controllati e lontani dalle strade pubbliche.
Negli ultimi 16 anni l’organizzazione britannica ha erogato quasi 1,7 milioni di lezioni, accompagnate da istruttori qualificati, in oltre 70 strutture distribuite nel Regno Unito. La flotta comprende 170 Suzuki Swift, utilizzabili dai bambini a partire dai nove anni.
Per i più piccoli, dai quattro anni in su, è stata invece sviluppata la Firefly Sport EV, una vettura elettrica progettata appositamente per insegnare i principi elementari della guida prima del passaggio a un’automobile di dimensioni normali.
A questa attività pratica si affianca la nuova applicazione di Young Driver, che comprende 12 lezioni virtuali a 360 gradi e simulazioni dell’esame teorico. L’obiettivo è consentire ai ragazzi di familiarizzare gradualmente con comandi, regole e situazioni di guida, riducendo il numero di costose lezioni necessarie successivamente sulle strade aperte al traffico.

Più promossi e meno incidenti secondo Young Driver
I risultati comunicati dall’organizzazione sono significativi. Il 73% degli allievi passati attraverso il programma di Young Driver avrebbe superato l’esame pratico al primo tentativo, contro una media nazionale britannica indicata dall’azienda nel 47%.
Il dato più interessante riguarda però la sicurezza dopo il conseguimento della patente. Young Driver ha intervistato 450 ex allievi che avevano compiuto 17 anni nei tre anni precedenti, chiedendo loro se fossero rimasti coinvolti in incidenti.
Durante i primi sei mesi successivi all’esame, considerati tra i più delicati per un neopatentato, soltanto il 3,3% degli intervistati ha dichiarato di avere avuto un incidente. Una percentuale nettamente inferiore al 20% riportato come riferimento nazionale britannico dalla ricerca.
Si tratta di dati prodotti dalla stessa organizzazione che propone i corsi e che, pertanto, devono essere letti all’interno di questo contesto. Lo studio apre comunque una riflessione importante: l’esperienza acquisita gradualmente e in un ambiente protetto potrebbe aiutare i ragazzi a sviluppare maggiore familiarità con l’automobile prima di affrontare il traffico reale.

Una lezione interessante anche per i giovani italiani
Il modello britannico non può essere trasferito automaticamente in Italia, dove leggi, percorsi formativi ed esami seguono regole differenti. Il principio di fondo, però, rimane valido: la sicurezza stradale dovrebbe cominciare prima della patente.
Percorsi educativi nelle scuole, simulatori, lezioni teoriche interattive ed esercitazioni in aree chiuse potrebbero aiutare i giovani italiani ad acquisire una maggiore consapevolezza. Non per anticipare in modo irresponsabile la guida su strada, ma per arrivare alle prime lezioni pratiche con più conoscenze e meno timori.
Imparare a controllare un’automobile è soltanto una parte del percorso. Un guidatore sicuro deve saper gestire le proprie emozioni, prevedere le azioni degli altri utenti e riconoscere i propri limiti. Per i neopatentati italiani del domani, la ricerca inglese di Young Driver suggerisce quindi un messaggio semplice: prepararsi prima e con gradualità può fare la differenza non soltanto durante l’esame, ma soprattutto dopo aver ottenuto la patente.
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