Se fosse stata una buona idea, qualcun altro l’avrebbe già fatta.
Per quanto riguarda gli slogan ad effetto, questo non ha forse l’efficacia di “se puoi sognarlo, puoi farlo” o “la vita inizia alla fine della tua zona di comfort“. Ma a volte avere dei dubbi e porsi delle domande non guasta. Prendiamo, per esempio, il caso della Covini C6W, la supercar a sei ruote dell’italianissima Covini Engineering. Perché sì, un’auto con un asse in più davanti ha i suoi ipotetici vantaggi: più aderenza, più forza frenante, meno possibilità di fare un bel botto in caso di scoppio del pneumatico anteriore, il 50% in più di cerchi graffiati da mostrare agli amici nel parcheggio davanti al bar.
Chi altro?
Ma prima di spendere molti anni e presumibilmente molti soldi per svilupparla, forse Covini avrebbe dovuto considerare… Ferrari? E Lamborghini? Porsche? Pagani? Koenigsegg? Jaguar? Nessuno di loro ha mai concluso che sei ruote fossero meglio di quattro. Forse è un’indicazione del fatto che… non lo sono?
Sviluppare una supercar da zero è già abbastanza difficile, senza l’ulteriore complicazione di progettare un’ulteriore serie di apparati frontali, e l’ulteriore complicazione di convincere i clienti a comprare qualcosa che sembra il risultato di un terribile errore di fotocopiatura. Certe volte sarebbe giusto lasciare alcune idee al brainstorming della sala riunioni.
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