Sanremo 2026: promossi, bocciati e sorprese sul palco dell’Ariston

Le pagelle di Sanremo 2026 firmate da Alessandro Agnoli raccontano promossi, bocciati e sorprese del Festival, tra hit radiofoniche, canzoni d’autore e possibili tormentoni radio.

Il Festival di Sanremo 2026 entra nel vivo e, come da tradizione, arrivano le prime pagelle sui brani in gara. Tra conferme, sorprese e qualche inevitabile delusione, Alessandro Agnoli firma per Top Gear Italia e Classic Rock un’analisi puntuale delle canzoni e delle performance sul palco dell’Ariston. Un viaggio tra pop, cantautorato, rap e tormentoni radiofonici, per capire chi ha davvero convinto pubblico e critica in questa edizione del Festival.

Le canzoni in gara al Festival di Sanremo 2026: anteprima e pagelle

  • Tommaso Paradiso – “I romantici” voto: 8,5
    Non è una supercar, ma è una granturismo che macina chilometri senza stancare. In radio andrà fortissimo. 

È cresciuto rispetto al ragazzotto che cantava con i Thegiornalisti anche se la cifra stilistica è sempre quella, allineata ai gusti dei tanti millennials che lo seguono e che in qualche modo in lui si rivedono, nella narrazione dei dettagli di tutti i giorni. Brano molto dolce, come già tradisce il titolo, per una grande prima volta a Sanremo. Avrà successo.

  • Malika Ayane – “Animali notturni” voto: 8,5
    Torna a Sanremo con un’auto diversa dal solito, più aggressiva, meno da salotto. Una fiammante muscle car americana. 

Brano molto ritmato che è sicuramente un’evoluzione credibile per questo ritorno di Malika, che dopo qualche anno torna a Sanremo. Sound un po’ da giungla, andrà fortissimo in radio.

  • Sayf – “Tu mi piaci tanto” voto: 6
    Sembra una citycar tirata al limitatore: tanto rumore, poca profondità. Divertente per un giro, ma poi scalda troppo il motore. 

Testo che ha voglia di essere un po’ tormentone, super ritmato con strofe corte e veloci, aggiungendo anche una piccola velleità di critica sociale: non sarà un po’ troppo?

  • Patty Pravo – “Opera” voto: 6
    È come vedere passare una vettura d’epoca: magari non accelera più come una volta, ma ha ancora una presenza che zittisce tutti.

Testo firmato da Giovanni Caccamo, mi sembra la cosa più debole della canzone (hai detto niente!). Un inno alla vita che corre il rischio di essere molto banale, già sentito. Ma Patty Pravo, come si dice, è talmente iconica che potrebbe cantare anche l’elenco telefonico.

  • Luché – “Labirinto” voto: 5,5
    È una hot hatch che sgomma via al semaforo e lascia tutti dietro.

Al primo ascolto non dice granché, mi sbaglierò ma non credo che lascerà il segno sul palco dell’Ariston, che pur potrebbe essere il luogo per farsi scoprire dal grande pubblico. Ma mi sembra qualcosa di già sentito, per testi, significato, musica.

  • Mara Sattei – “Le cose che non sai di me” voto: 7-
    È come un’auto progettata benissimo… ma senza una vera personalità.

Brano molto sanremese, nella piena tradizione di tutto quel che serve per farlo funzionare: canzone d’amore, strofa intensa che poi esplode in un ritornello molto orecchiabile. Tutto perfetto, forse troppo.

  • Francesco Renga – “Il meglio di me” voto: 6,5
    Come una berlina tedesca: piacerà al pubblico tradizionale, quello che guida tranquillo e non ama le sorprese.

Non sono un suo fan ma oggettivamente la canzone è ben congegnata… e ci mancherebbe, con una squadra di ben sei autori ai quali si aggiunge lo stesso Renga. Piacerà alle zie e alle nonne. Farà il suo percorso, un bel ritorno sul palco di Sanremo.

  • Ditonellapiaga – “Che fastidio!” voto: 8,5
    È una hot hatch che sgomma via al semaforo e lascia tutti dietro.

Molto divertente! Farà furore. Ritmo dance dove Ditonellapiaga cita in modo irriverente una serie di cose che le danno fastidio. Successo radiofonico (e di streaming) sicuro alla fine del Festival, vedremo invece se il pubblico di Rai1 la premierà.

I voti di Sanremo: tra tormentoni radiofonici e canzoni d’autore

  • Leo Gassmann – “Naturale” voto: 5,5
    Un motore giovane, dal telaio troppo classico.

Buon brano, con un che di già sentito. Gassmann è giovane ma questo brano potrebbe cantarlo Renga, per intenderci. Non stupisce, non aggiunge molto.

  • Sal Da Vinci – “Per sempre sì” voto: 5 o 8, dipende da che punto di vista
    Musicalmente vivace, testualmente… un parcheggio vietato.

Stride tra una costruzione musicale divertente e un testo che può essere descritto con una sola parola: noia. “Con la mano sul petto, io te lo prometto, davanti a Dio, saremo io e te, da qui, sarà per sempre”. Un po’ cringe ma con qualcosa di divertente, sicuramente non passa inosservata.

  • Levante – “Sei tu” voto: 7
    Il problema è il contesto: Sanremo è una pista affollata, qui rischia di perdersi nel traffico.

Fa tutto da sola (testo e musica sono suoi). Bel ritorno di Levante, brano molto equilibrato, introspettivo, credo troppo raffinato per essere compreso nella confusione della settimana sanremese.

  • Tredici Pietro – “Uomo che cade” voto: 7,5
    Una sportiva compatta che promette bene.

Buon brano per il figlio di Morandi. Strofa rap che sboccia in un ritornello più pop. Bel biglietto da visita per presentarsi nel palco dell’Ariston.

  • Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare” voto: 7
    Non accelera più del solito, ma resta solido.

Molto riconoscibile, perfettamente in linea con la sua produzione. Il timbro di Nigiotti è particolare e si riconosce sempre bene, però il suo modo di recitare la strofa alla lunga potrebbe sembrare sempre uguale sfociando nel “già sentito”. Bel testo.

  • Samurai Jay – “Ossessione” voto: 5
    Un pick-up custom espressione di gusti non del tutto amalgamati. 

Sound tra il rap e il latino (con tanto di frasi tipo “ti amo solo di venerdì, bailando con tigo asì”). Una specie di coppa gelato con cioccolato e limone, un mix di cui francamente non si sentiva l’esigenza.

  • Serena Brancale – “Qui con me” voto: 6
    Corre bene, ma non lascia segni sull’asfalto.

L’anno scorso al Festival aveva avuto un pessimo piazzamento in classifica, ma la rivincita è stato il fatto che il brano è esploso subito dopo diventando un tormentone. Sembra che abbia voluto ripresentarsi con un brano più lirico e intenso, ma secondo me (almeno al primo ascolto) lascia meno il segno di “Anema e core”.

  • Arisa – “Magica favola” voto 6
    Grande motore, telaio conservativo.

Grande voglia di tornare a Sanremo ma il brano purtroppo non stupisce, al di là della bellissima voce dell’artista.

  • Nayt – “Prima che” voto 5
    Giro lento, nessuna accelerazione memorabile.

Alimenta la quota rap al Festival. Al di là dei miei gusti musicali, per cui il rap nudo e crudo non mi piace moltissimo, il brano non spinge e rimane piatto.

  • Dargen D’Amico – “Ai ai” voto 7,5
    Un pilota di Formula 1 in pieno controllo del mezzo. 

Brano molto divertente che ironizza sull’Italia e gioca sul titolo (tra l’esclamazione “ai ai” e il doppio senso con l’intelligenza artificiale). Tormentone sicuro, un Dargen in grande forma.

  • Raf – “Ora e per sempre” voto 5
    Un prototipo dal design poco sorprendente, manca il colpo di genio. 

Raf fa Raf, e siamo d’accordo, ma qui non aggiunge un graffio, un colore nuovo, una trovata scenica. Rimane tutto abbastanza piatto, anche se comunque il testo funziona. Piace a chi piace.

  • LDA + Aka 7even – “Poesie clandestine” voto 7
    Una scuderia che ha fatto un buon lavoro di squadra.

Non male, i due amici di Amici hanno tirato fuori una canzone molto ritmata, con riferimenti partenopei. Il tormentone è un ritornello che funziona. Un bel mix di voci ed elementi.

  • Bambole di pezza – “Resta con me” voto 6,5
    Una sportiva che funziona, ma manca la cattiveria rombante che ci si aspetta.

Il gruppo tutto al femminile, pop-punk, sforna un brano un po’ più pop che punk. Convincente tutto sommato, ma anche in questo caso come in altri, niente di originale. Mi aspettavo da loro qualcosa di più graffiante.

  • Fulminacci – “Stupida sfortuna” voto 7,5
    Non da vittoria, ma da ascolti ripetuti.

Il cantautore indie continua a crescere, questo brano è un ulteriore step del suo percorso. Bello il ritornello. Non da vittoria, forse nemmeno da podio, ma sicuramente godibile.

  • Ermal Meta – “Stella stellina” voto 6,5
    Da riascoltare con calma, fuori dal caos del traffico cittadino.

Sound molto particolare per questa canzone, a tratti arabeggiante, probabilmente merito della collaborazione con Dardust. Il brano, come nella tradizione del cantautore, cerca di essere impegnato, ma casca in un susseguirsi ritmico e di rime forse un po’ scontate. Da riascoltare.

  • Elettra Lamborghini – “Voilà” voto 7
    Va forte, come l’Urus, il SUV del Toro tra le curve. Sound e divertimento. 

Farà ballare tutti. Sicuramente divertente, ritornello tormentone. Come nelle sue partecipazioni precedenti non credo otterrà successo in classifica (anche perché a livello canoro lei è sempre incerta, non intonatissima), ma nelle classifiche streaming volerà.

  • Chiello – “Ti penso sempre” voto 6
    È come un cambio di assetto conservativo durante una qualifica.

Abbandona la sua parte più rap per un pezzo melodico sicuramente pop. Poca innovazione, già sentito, ma tutto sommato funziona.

  • Eddie Brock – “Avvoltoi” voto 8
    Arriva da outsider e colpisce. Come i brand cinesi nel nostro paese.

Dopo il grande successo social e streaming, arriva praticamente sconosciuto al grande pubblico di Rai1. Il brano funziona benissimo, è super sanremese, nella piena tradizione. Prevedo altissima posizione nella classifica.

  • Maria Antonietta + Colombre – “La felicità e basta” voto 7,5
    Un’auto sincera, che si guida bene dal primo minuto in strada. 

Duetto convincente. Ritornello molto convincente, faranno molto bene. Vista la mancanza in quest’edizione dei Coma Cose serviva una bella canzone di coppia sulla vita di coppia: eccola.

  • Fedez + Marco Masini – “Male necessario” voto 5-
    Motore potente, ma guida nervosa e poco elegante.

Testo vittimista di Fedez (“la gente pudica giudica, che brutta gente che frequenta Fedez”): ma davvero Masini si è accollato di farsi rappresentare da un testo inzuppato di inutile egocentrismo scritto dal collega?

  • Michele Bravi – “Prima o poi” voto 6,5
    Non è tra i suoi migliori giri. Corre pulito, senza lasciare il segno.

Canzone d’amore di Bravi, che funziona ma non è tra le migliori della sua produzione. Al primo ascolto non lascia il segno, peccato.

  • J-Ax – “L’Italia starter pack” voto 7,5
    Un’auto solida ma non raffinata che il pubblico adora. 

Sound super country. Brano forte, molto nazional popolare, intriso di luoghi comuni e vizi dell’italiano medio. Un classico dei testi di J-Ax che già in altri casi si è lanciato in territori simili. Non di mio gusto ma funzionerà bene.

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