Noi di Top Gear Italia siamo stati invitati a partecipare alla quinta edizione del Forum The Urban Mobility Council (TUMC), il think tank promosso da Unipol dedicato alle sfide della mobilità contemporanea, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con istituzioni, ricercatori, amministratori pubblici ed esperti internazionali sul tema della sicurezza stradale.
I dati emersi durante l’incontro, tenutosi a Milano, restituiscono una fotografia preoccupante della situazione italiana: nel 2024 si sono registrati 173.364 incidenti stradali con lesioni, oltre 233 mila feriti e 3.030 vittime. Numeri che fanno della sicurezza stradale una delle principali emergenze sociali del Paese, con un costo economico stimato in circa 20 miliardi di euro all’anno.
Proprio per affrontare questa sfida, il Forum TUMC ha riunito alcuni dei principali protagonisti del settore della mobilità, della ricerca e delle istituzioni, presentando nuove soluzioni basate su intelligenza artificiale, analisi dei dati e progettazione urbana avanzata. Tecnologie e approcci che potrebbero rappresentare una svolta concreta verso gli obiettivi europei di riduzione della mortalità sulle strade.

Incidenti stradali in Italia: il 73% avviene nelle aree urbane
Il secondo Rapporto The Urban Mobility Council, realizzato in collaborazione con Isfort, evidenzia una tendenza che preoccupa istituzioni e operatori del settore. Nel 2024 gli incidenti stradali con lesioni sono aumentati del 4,1% rispetto all’anno precedente, superando quota 173 mila casi.
Anche il numero dei feriti è cresciuto dello stesso valore percentuale, raggiungendo 233.853 persone coinvolte. Le vittime sono state 3.030, appena nove in meno rispetto al 2023, un dato che conferma come il percorso verso una riduzione significativa della mortalità stradale sia ancora lontano.
Particolarmente significativo è il peso delle città: il 73,2% degli incidenti e il 69,3% dei feriti si concentra infatti nei centri urbani. Un dato che conferma come la sicurezza stradale sia sempre più una sfida legata alla mobilità urbana e alla convivenza tra automobili, motocicli, biciclette, monopattini e pedoni.
Secondo gli esperti intervenuti al Forum, gli attuali livelli di incidentalità restano incompatibili con gli obiettivi fissati dall’Unione Europea attraverso il programma Vision Zero, che punta ad azzerare le vittime della strada entro il 2050.

Intelligenza artificiale e dati: nasce RoadSafeAI 2.0
Tra i progetti più innovativi presentati durante il Forum spicca RoadSafeAI 2.0, il nuovo sistema sviluppato dal Politecnico di Milano per prevedere il rischio di incidenti stradali attraverso l’intelligenza artificiale.
L’approccio rappresenta un cambio di paradigma rispetto alle metodologie tradizionali. Invece di limitarsi ad analizzare gli incidenti già avvenuti, il modello utilizza milioni di dati telematici provenienti dai veicoli, informazioni sul traffico e caratteristiche della rete stradale per individuare preventivamente le aree più a rischio.

La novità principale consiste nell’integrazione della variabile traffico. Il sistema è infatti in grado di generare mappe dinamiche che mostrano come il livello di pericolosità delle strade cambi durante le diverse fasce orarie e in base alle condizioni di circolazione.
RoadSafeAI 2.0 è stato applicato con successo a Milano e Genova, dimostrando la capacità di adattarsi a contesti urbani profondamente diversi. Successivamente il modello è stato validato anche su Napoli, confermando un’elevata precisione nell’identificazione delle zone caratterizzate da frenate brusche e situazioni potenzialmente pericolose.
Per amministrazioni pubbliche e gestori delle infrastrutture, strumenti di questo tipo potrebbero diventare fondamentali per pianificare interventi mirati e investire le risorse in modo più efficace.

Il design delle città può salvare vite
Un altro tema centrale affrontato durante il Forum riguarda il rapporto tra progettazione urbana e sicurezza stradale. Lo studio presentato dal MIT Senseable City Lab, diretto da Carlo Ratti, ha evidenziato come il rischio non sia distribuito uniformemente all’interno delle città.
Analizzando milioni di “harsh events” – frenate brusche, manovre improvvise e situazioni di potenziale incidente – i ricercatori hanno dimostrato che il design urbano influenza direttamente il comportamento degli utenti della strada.
Le strade più larghe e aperte tendono infatti a favorire velocità più elevate e una guida più aggressiva. Al contrario, contesti urbani più densi e raccolti sono associati a livelli inferiori di rischio.

La ricerca evidenzia inoltre il ruolo positivo delle piste ciclabili fisicamente separate dal traffico automobilistico, che risultano correlate a un miglioramento complessivo della sicurezza stradale. Meno efficaci, invece, le semplici corsie ciclabili tracciate sulla carreggiata.
Secondo gli esperti, l’utilizzo dei dati può consentire alle amministrazioni di identificare gli hotspot di rischio prima che si trasformino in luoghi ad alta incidentalità, intervenendo con modifiche infrastrutturali mirate.

Una responsabilità condivisa per ridurre le vittime della strada
Il messaggio emerso dal Forum The Urban Mobility Council è chiaro: la sicurezza stradale non può essere affrontata da un singolo soggetto, ma richiede una responsabilità condivisa tra istituzioni, aziende, mondo della ricerca, forze dell’ordine e cittadini.
In questa direzione si inseriscono le iniziative annunciate durante l’evento, tra cui la partnership in via di formalizzazione tra Unipol e Jean Todt, Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale, e il protocollo d’intesa con la Polizia di Stato per la promozione di attività di sensibilizzazione e prevenzione.

Jean Todt ha definito gli incidenti stradali una “pandemia silenziosa” che ogni anno provoca quasi due milioni di morti nel mondo, rappresentando la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 5 e i 29 anni.
Una definizione che rende bene la portata del problema. In Italia, oltre 3.000 vittime all’anno significano quasi dieci morti al giorno sulle nostre strade. Numeri che non possono essere considerati una conseguenza inevitabile della mobilità moderna.

La sfida dei prossimi anni sarà costruire un ecosistema della sicurezza stradale basato su infrastrutture intelligenti, veicoli connessi, dati condivisi e comportamenti responsabili. Perché ridurre gli incidenti non significa limitare la libertà di movimento, ma renderla più sicura per tutti.
Leggi anche: Lamborghini Temerario prova su strada: 920 CV sul Passo della Futa

Clicca qui e scegli l’abbonamento alla rivista cartacea e goditi il piacere di una lettura d’approfondimento senza fretta. Ricevi a casa numeri da collezione e contenuti esclusivi creati appositamente per il cartaceo, gli stessi che trovi in edicola, ma con tutta la comodità della consegna diretta.








