La strada sale lentamente dalla Valle del Pescara e, chilometro dopo chilometro, l’Abruzzo cambia faccia. I centri abitati diventano sempre più radi, l’asfalto lascia spazio a tratti più ruvidi e davanti a noi compaiono montagne che sembrano appartenere a un altro continente. È esattamente il tipo di ambiente nel quale una Dacia Bigster 4×4 ha senso. Non perché sia un fuoristrada estremo. Non lo è. Ma perché la nuova Hybrid-G 150 4×4 mette insieme una serie di caratteristiche che sembrano pensate proprio per chi considera l’auto uno strumento per andare a cercare qualcosa oltre la strada più comoda. Il sistema abbina il tre cilindri 1.2 turbo mild-hybrid da 140 CV, alimentabile a benzina e GPL, a un motore elettrico sull’asse posteriore. La potenza combinata arriva a 154 CV, mentre la trazione integrale è affidata proprio all’unità elettrica posteriore. Il risultato è una soluzione tecnica particolarmente originale, che Dacia oggi identifica come tribrid 150 4×4.
Dalla valle alla montagna

La nostra prova parte in modo tranquillo. La Bigster si muove bene sulle strade che attraversano la Valle del Pescara, dove il cambio automatico a doppia frizione e sei rapporti rende tutto semplice. Il motore termico rimane discreto e la componente elettrica interviene soprattutto per rendere più fluide partenze e riprese. Poi la strada comincia a salire. È qui che la Bigster cambia carattere. Non serve cercare velocità da record: quello che interessa è la capacità di mantenere il ritmo quando il fondo diventa irregolare e l’asfalto lascia spazio a strade secondarie, ghiaia e sterrati. Il motore elettrico posteriore può fornire fino a 31 CV e 87 Nm, intervenendo sull’asse posteriore quando serve maggiore motricità. Non c’è quindi un albero di trasmissione che collega fisicamente i due assi: la trazione integrale è gestita elettronicamente. È una soluzione che si sposa bene con l’idea di Bigster. Non cerca di trasformarla in una macchina da trial, ma permette di affrontare con maggiore tranquillità quelle strade che un normale SUV a trazione anteriore ti farebbe percorrere con qualche dubbio in più.
Il bello è non sapere cosa arriva dopo

Salendo verso Campo Imperatore, l’Abruzzo diventa il vero protagonista della prova. La Bigster attraversa paesaggi enormi, quasi fuori scala rispetto all’auto. Le montagne riempiono il parabrezza, le strade si restringono e ogni curva apre una prospettiva diversa. In alcuni momenti sembra quasi che il navigatore sia diventato superfluo: viene voglia di seguire semplicemente la strada. Ed è proprio qui che emerge una delle qualità più interessanti della Bigster: la capacità di essere concreta senza diventare complicata. L’altezza da terra, le protezioni della carrozzeria e la trazione integrale elettrica permettono di affrontare con una certa serenità i fondi meno regolari. E quando il terreno torna compatto, la Bigster riprende a comportarsi come un SUV stradale, senza richiedere compromessi particolari. Non è necessario scegliere tra viaggio e avventura. Puoi fare entrambe le cose nella stessa giornata.
Quando arriva la pioggia

Poi, come spesso accade in montagna, cambia tutto. Il cielo si chiude e comincia a piovere. Prima qualche goccia, poi abbastanza da rendere poco invitante l’idea di restare all’aperto. Siamo arrivati al momento perfetto per scoprire un’altra caratteristica della Bigster: lo spazio. Ci rifugiamo nell’abitacolo con un pranzo decisamente poco convenzionale. Sul cruscotto finiscono bicchieri e arrosticini, mentre fuori la pioggia trasforma il paesaggio in una cartolina dai toni più scuri. È una scena che racconta meglio di qualsiasi scheda tecnica cosa significhi, in questo caso, la parola Outdoor. Non il campeggio costruito per Instagram, non l’avventura preparata a tavolino. Semplicemente la possibilità di fermarsi, mangiare, ripartire e continuare il viaggio anche quando le condizioni cambiano. La Bigster diventa una piccola base mobile. E lo spazio dell’abitacolo, insieme al grande vano di carico, assume improvvisamente un valore diverso.
Tre energie, una sola strada

La particolarità della Hybrid-G 150 4×4 è però soprattutto sotto la carrozzeria. Il sistema utilizza tre fonti di energia: benzina, GPL ed elettricità. Il motore termico è un 1.2 turbo mild-hybrid da 140 CV, mentre l’elettrico posteriore permette di muovere le ruote posteriori e di ottenere la trazione integrale. La batteria da 48 V si ricarica durante la marcia attraverso il recupero dell’energia in frenata e decelerazione. In città Dacia dichiara la possibilità di viaggiare in elettrico fino al 60% del tempo, mentre l’abbinamento dei due serbatoi, benzina e GPL, porta l’autonomia dichiarata fino a 1.500 km. Numeri che, affrontando una giornata in montagna, assumono un significato molto concreto. Perché l’avventura è decisamente più piacevole quando non devi controllare continuamente quanto carburante rimane.
Bigster che non ha paura di sporcarsi
Alla fine della giornata la carrozzeria è coperta di polvere, le gomme hanno raccolto ghiaia e il cielo sopra Campo Imperatore continua a cambiare colore. È probabilmente questa la condizione migliore per giudicare la Bigster Hybrid-G 150 4×4. Perché il suo punto di forza non è una singola prestazione. È l’equilibrio tra spazio, autonomia, comfort e capacità di affrontare strade che portano fuori dal percorso più ovvio. La trazione integrale elettrica aggiunge una dose di versatilità che non si limita alla guida su fondi difficili. E il fatto che tutto questo conviva con benzina, GPL, cambio automatico e un abitacolo sufficientemente spazioso per trasformare l’auto in un rifugio improvvisato durante un temporale rende la Bigster particolarmente coerente con quella filosofia Outdoor che Dacia sta costruendo attorno al modello.

































